giovedì 2 aprile 2009

Arrivano navi da crociera arancione nei quartieri dormitorio. Il blu oltremare delle nostre anime assiderate. Stacanovisti alcolizzati e pallidi come la luna che ci vengono incontro. Quando avevamo quattordici anni e come nei film di Rossellini. Altre eclissi e lontananze oceaniche da te. Ci daranno trenta euro. e ci metteranno in fila tra le teste chinate e i cuori magri, su scale mobili e su tappeti volanti. e su divani cementati. Vedrai che scopriremo delle altre americhe io e te. e il ronzio del lavoro di tutti. Come il rumore del mare. il mestiere di vivere, ogni tre frasi alzi gli occhi e guardi il muro bianco sporco davanti a te. e i tuoi piccoli principi tutti appesi.

domenica 15 febbraio 2009

“e la primavera intanto tarda ad arrivare"

Piovono delle monete da due euro, altri martiri e altri martedì magri. Mischio gli impegni, le ulcere in bocca e i film di Dino Risi. Le agenzie di viaggio devono continuamente riallestire le vetrine, aggiornandosi con i paesi che entrano in guerra. A Napoli un cielo azzurro chiaro esce dalle finestre e dalle grondaie dei palazzi ammassati. Mentre me ne vado, mi rendo conto che ti ho lanciato una specie di bacio soffiandotelo contro. Non so se i serbatoi di vino bianco serviranno davvero a qualcosa. E tu hai fatto praticamente finta di niente. Le nostre carte nautiche ci dispiace ma non si assomigliano. e lo spiazzo grande come un pugno chiuso che hai sul cuore non è ancora edificabile. Poi risalgono in superficie davanti alle coste calabresi delle sirene tunisine, ma tanto addestreranno delle squadre di squali. E l’anticiclone forse non ci cambierà almeno i lineamenti. In televisione, i fondamentalisti cattolici, il dovere alle cure. Altre nevicate notevoli e smottamenti sulle strade statali. le nevi perenni.

giovedì 5 febbraio 2009

siamo diventati grandine

Entrando in treno, nelle nostre periferie lunari. Le cicatrici sui volti dei maghrebini distrutti. Come dei paracarri. come i nostri sentimenti computerizzati. Per incontrarti su internet dopo tredici ore che lavori. E dici che quando torno dobbiamo farci gli esami del sangue. Le nostre anime inaccessibili le abbiamo intossicate. Le nostre scenografie non sono ancora crollate. e la visita te l’hanno fissata tra tre mesi. intanto dici che è meglio se non scopiamo o se scopiamo il meno possibile. più o meno.

martedì 3 febbraio 2009

le camere degli alberghi sprovvisti di stelle

Non c’è un cazzo da piangere. e dai vicoli e dai ventricoli del tuo cuore, arriva un silenzio strano, tipo certe chitarre affondate nei riverberi da Hugo Race nei primi dischi di Nick Cave. E la neve nera che cade a Milano, la tieni in frigo per me per quando torno. – sempre se torni. – mi dici come ultima cosa prima di chiamare l’ascensore. e poi nascondere le nostre armi di distruzione di massa sotto il letto. che male che vada che trasferiremo in svizzera come Mina.

giovedì 29 gennaio 2009

le succursali della pirelli nell'europa dell'est

mentre dormiamo le esalazioni di monossido di carbonio del nostro amore ci fanno finire al prontosoccorso o direttamente sul telegiornale. Ti chiamo e mi rispondi pianissimo – vasco, ci sentiamo più tardi, tipo tra mezz’ora – Stavi lavorando. Tra le tue ansie portatili e i risultati elettorali di qualche paese straniero. La macelleria che c’è in camera tua quando mi guardi e fuori comincia a diluviare. Poi mi richiami e volevo dirti una cosa che adesso non mi ricordo.

mercoledì 3 dicembre 2008

schiariamoci le idee, allontaniamole dalle nuvole. e dall'aria fredda. dei cieli indecifrabili che ci sorvolano come degli aerei turistici. falliscono le compagnie aeree le case discografiche e chissenefrega come le città che ci telefonano di sera che hanno la voce tremolante di tua madre. i disagi economici. e le esplorazioni dei nostri continenti e dei nostri sentimenti. e dei lavori che defineresti lavori di merda.

martedì 4 novembre 2008

sarà che non staremo in pace mai, che piove ma piano. la nausea di sartre tanto sartre non lo conosce nessuno, almeno piovesse forte. ma le facciate delle case sono arancioni per rassicurarti, per i tuoi occhi azzurri che non vedono il mare da due anni circa. cosa cazzo ci raccontiamo per rintracciare la sera alle due del pomeriggio. mi sembra sempre più stupendo che la raccolta delle poesie di pasolini si chiami bestemmia. ma per rassicurarti ti ho dichiarato il mio appoggio ai nemici dello stato e mi sono profuso in consigli spassionati e meticolosi su tattiche migliori e su chi colpire alle tempie o alle gambe a seconda. tipo collaborazionisti da talk-show che si facciano qualche paranoia prima di parlare almeno. che poi la cosa strana è questo welfare al contrario, questo stato che aiuta le grandi aziende e i grandi industriali e noi due di una compagnia di bandiera cosa ce ne facciamo. e dei tuoi tremila soldati sotto casa. e della religione a scuola. se la scuola poi diventa non so cosa. ma va be'. vogliono l'intrattenimento e i pianoforti. e per rassicurarti mi vesto di grigio chiaro. come il cielo che dicono che hanno nel cervello. come la nostra new york interiore.

domenica 26 ottobre 2008

farsi la strada attorno. cementificare gli argini. quella trafficata delle sei del pomeriggio quando torniamo dal lavoro. e la luna ci guarda strabica. i parenti moriranno e la fame arriva e va via. basta parlare cominciamo a farci. i telefoni lanciati come coltelli ti schivano. fuori città c'è un circo in vendita. ma qual'era la nostra città. l'inverno arriva piano, qua in fondo. nei tunnel scavati dai partigiani dentro la pancia degli alberi. ci raccontavano le storie le vecchie che custodivano le chiese restaurate. sui colli di reggio mi pare. quando finirà di tossire questo vento che asciuga i capelli ma anche gli occhi. quando finirà di scatarrarci contro questa tempesta. che sradica gli alberi i genitori e i cartelli stradali. partivamo per la germania ipotizzando il sole. ipnotizzando i poliziotti alla frontiera e riempiendoti il reggiseno di fumo. che nelle interviste ti chiedono cosa ne pensi delle droghe, e delle doghe dei letti ikea da settantanove euro e novanta. e i pianoforti non suonano mai. solo perchè volevamo rubare gli accordi e gli anelli a saturno. perchè i permessi di soggiorno non verranno concessi. e tutti questi difetti questi miliardi di distributori di insulti sono sempre gli stessi.

lunedì 22 settembre 2008

exit (nel 1995 le macchine piangevano)

E gli ultimi soli dell'anno tramontano che sei in ufficio. Tramontano sotto le scrivanie della gente per cui lavori e per telefono ci riconosciamo subito. Quando si fanno firmare i cidì i poster le foto i fogli i figli le foglie non lo dici ma pensi che sono un impiegato anch'io. E il duomo di modena è bellissimo completamente coperto dalle impalcature. E per le nostre trasfusioni vuoi la vernice rossa perché è più coreografica. Non ci sentiamo da tre giorni, mi battezzi con i caffè americani, con i vini rossi. Con i piercing attaccati ovunque. E il bagno della tua nuova casa sta felicemente crollando su se stesso. E guardare per ore dalla tua finestra che da sulla strada è come quando guardavo dentro l'oblò della lavatrice di mia nonna che avevo tre quattro anni ma ci sono cose che mi ricordo benissimo. Se non fosse per questi stravolgimenti climatici cardiaci e personali sarei più normale. E ti porterei in un parco a piantare i semi delle fragole e passare a riprendercele quando sarà il momento. Quando siamo distanti quattro piastrelle del pavimento ma sembrano continenti e fusi orari. E ho la chitarra in macchina da tre giorni spero che ci sia ancora.

sabato 23 agosto 2008

chissenefrega

Dici che hanno bonificato tutti i campi nomadi, che adesso devono solo trovare dei sinonimi. È sempre bastato trovare dei sinonimi. O dei transatlantici o delle astronavi. E il cielo sulla georgia. I compromessi storici per non ferirci. Lavori e ti tirano le pietre non lavori e ti tirano le pietre. Le colonne sonore per disperderci. Gli apriscatole per i cuori e per le scarpe. Le pattuglie che rincorrono gli insetti notturni. Dove saremo relegati. Cosa avrai da regalarmi ancora. Da scongelare tutti i silenzi che ci circondano. E i misuratori di decibel dell'A.R.P.A. collegati alla polizia municipale. A sessanta milioni di euro che non abbiamo. E distrattamente rimetto a te tutti i miei cazzo di debiti. E le mie medaglie olimpiche. E tutte le frasi i giudizi i pareri i consigli le indiscrezioni i chiarimenti sulle canzoni che non me ne frega un cazzo. Che camminando da solo per parigi pensavo alle mie prospettive e ai venditori di libri e di cianfrusaglie sul lungosenna. E ho smesso subito di pensarci mi sono poi perso e ho preso una metropolitana a caso. Cos'è sta roba. Le citazioni che non ci metto le virgolette. parlare di tumori alle feste che i concerti dovrebbero essere delle feste di merda mi sa. E di auto sulla statale di ritornare a lavorare. Lavori e ti tirano le pietre non lavori e ti tirano le pietre. E i meteorologi ci dicono di stare in casa. Di metterci il preservativo, la cintura di sicurezza, le macchine catalizzate, le prove di cieca ubbidienza come dici tu. E poi addormentandosi con il condizionatore che sembrava di essere degli alpinisti dispersi, invece eravamo dietro un palco in un camerino, che nome stupido tra l'altro. E se ci telefoniamo non ci telefoniamo. E se non ci presentiamo ufficialmente è perché hai le mani occupate dai bicchieri di vino e dalle patatine fritte e poi per piacere ripetimi il tuo nome. Ripetimi quello che hai detto che c'è la musica alta che non sento. Che è tutta l'estate che non capisco praticamente un cazzo di quello che mi dicono. Che c'è sempre la musica, la musica la musica, degli aborti e degli accordi. Finché non siamo diventati tutti isole e tutti ignoranti. Non dal punto di vista delle nozioni, ma dell'entusiasmo per capire. era per capire se ti toglievi gli occhiali quando mi vedevi. Se naufragheremo veramente nelle nostre scelte esagerate. Se le stelle comete come te. Se è la luna o una lampadina appesa storta al soffitto che sputa fuori una luce che la camera sembra ancora più in disordine e noi con le facce verdi gialle bianche grigie e blu. anche d'estate. E spargimenti di soldati. la nostra repubblica democratica fondata sui telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. E le manifestazioni in camera mia. I cortei nei corridoio della casa dei tuoi genitori. ma alla fine siamo rimasti da soli hai visto, le sere poi sono finite. resti lì a dormire sui letti, dei fiumi prosciugati. e di queste scelte esagerate e esasperate, bellissime.

mercoledì 30 luglio 2008

l'ostilità degli altri e i cani da guardia della società

il cielo sul porto aveva lo stesso colore di un televisore sintonizzato su un canale morto. sono bastati tre scatoloni di cartone neanche troppo grandi per abbandonare la nave arenata in viale romagna. non scende più la sera. e mi scrivevi che ti eri fermato a tirare pezzi di strada sulla strada. E io volevo tornare a casa. sarà il sole negli occhi sarà a dormire negli alberghi per sempre. i giganti che hanno le cartilagini delle ginocchia molto fragili. ci stanno costruendo addosso delle armature dolorosissime. e ti cotruisco una corona di filo spinato per non entrare nella tua testa. Abbiamo dimenticato in frigo le nostre mani amore. hanno fatto detonare gli arcobaleni perchè siamo diventati daltonici. e chiederemo alle fontane di decidersi da parte nostra. di fare qualcosa. La prima volta che abbiamo suonato assieme non me la ricordo più di tanto. mi aveva detto dei titoli di canzoni da provare che non mi piacevano più di tanto ma facevo finta di sì. mi aveva trascritto anche gli accordi, erano facilissime, me ne rendevo conto ma non le capivo. non avevo neanche capito che il basso si suonava una corda alla volta.

lunedì 21 luglio 2008

hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente

Hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente. Su una spiaggia africana sproporzionata alla bic nera che ti eri portata dietro. E i bambini che cuocevano dei pesci piccolissimi sulla riva, secondo le statistiche sulle prospettive di vita ora dovrebbero essere diventati fiumi oppure terre un po’ meno aride oppure oceani. Quando gli ecomostri calabresi non sono riusciti a spaventarci anzi erano accoglienti per i tossici e per la nostra sottospecie di amore. E si zittirono le chitarre in tutte le spiagge del Montenegro, arrivavano da Bari i traghetti a basso costo. e inciampavamo sulla sabbia finta per le tequila a un euro. Ci cadono in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l’estate di tre anni fa. Raccogliendo con il metaldetector i desideri, sulle spiagge dei lidi ferraresi. E le macchine degli ex-operai della fiat, in coda per andare in Liguria al mare, aprivano un buco nell’ozono. Su quella strada costruita apposta per loro. Quando negli anni sessanta si sono inventati le spiagge con dei decreti. e i tedeschi sul lago di Garda sono stati i primi a fare il bagno, quelli del posto ci andavano solo a pescare, a lavare i cani e i vestiti. C’erano camion in giro che trasportavano quintali di sabbia e li depositavano sulle paludi facendo finta di niente. Quintali di sabbia che ti entrerà nelle scarpe. Quando ci siamo annegati per riuscire a non vederci più. Quando anche le stelle sono state trasportate coi tir e appiccicate al cielo col timer per farle cadere con le granate di san Lorenzo. Precipitare sulle nostre due settimane lorde di vacanze. Quando strattonavamo il mare dove andavamo a farci male. Quando gli attori e i calciatori si compreranno tutte le isole del mediterraneo e del pacifico. Quando ti ho portata al mare d’inverno e sembrava di essere sulla luna ma mancava la bandiera americana. Buonanotte fiorellino e l’anello non resterà per molto sulla spiaggia, sarà stato venduto al negozio dell’oro usato. L’altamarea ci porterà via, credimi.


Quando pensavo di riuscire ad intravedere la Jugoslavia sull’altra riva, e invece non si vedeva, e invece non c’era già più. Tu che hai fissato i soli, camminato sulle conchiglie sui chiodi e sui preservativi usati. Arrivavano a riva delle bottigliette con dentro arrotolati dei fogli di carta che credevi fossero delle poesie ma erano delle multe e delle bollette da pagare. E sei diventata pallida. C’era un vento incredibile quella sera, ci siamo portati lo stereo a pile in spiaggia perché la scoperta del punk è ingestibile in una stanza. Ho chiuso ermeticamente il vento in un sacchetto di plastica e te l’ho regalato. e se gli alberghi appena costruiti coprono il tramonto tu non preoccuparti. Siamo rimasti incastrati nella malta delle nostre spiagge improvvisate sull’argine del Po, con la corrente forte e l’acqua limpida che a noi sembrava proprio pulitissima. E abbiamo fatto il bagno vestiti, ubriachi fradici a quindici anni, gridando a squarciagola canzoni che sapevamo a memoria solo noi due. Inni nazionali per pochissimi. E abbiamo vomitato in sincrono nel mare adriatico. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono neanche più di ritornare.


E durante i temporali stavamo in mezzo alla spiaggia, arrampicandoci l’uno sull’altro sperando che un fulmine illuminasse qualcuno di noi. Invece ci ha solo divisi. ci hanno divisi tutti. E le canzoni non servono a niente. i gabbiani s'inseguono e bevono dalle nuvole per non far piovere ma poi piove lo stesso. La spiaggia di Ostia, l’uccisione dei poeti e dei magistrati. Caro diario questo è il monumento in ricordo di Pier Paolo Pasolini e un pianoforte sotto, che toglie le parole. Fuori dalle discoteche ti cercano il fumo addosso. E passa qualcuno a raccogliere le siringhe sulla spiaggia con speciali attrezzature, sui tre metri di spiaggia libera in cui ci siamo trasferiti da tre anni. Distribuendo giudizi universali sui turisti sulle riviste coi pettegolezzi sui discorsi da bar sulla realtà. Sulle vite virtuali dei nostri coetanei. Il cortocircuito tra i turisti e i naufraghi sulla stessa spiaggia a Lampedusa. i cadaveri verso ovest, la respirazione artificiale dei finanzieri e i carabinieri e gli aiuti umanitari distribuiti con le mitragliatrici e i medicinali scaduti. E cazzo si è insabbiata la macchina, facciamo il bagno nudi per festeggiare una notte di sbattimenti. in una spiaggia stupenda. ma era proprietà privata. E la mafia e la mafia e la mafia. Le giornate che si accorciano. Milano marittima e i mutui per gli happy hour. E in India i bagni sacri nel fiume lasciano addosso l’odore di benzina. E non ho mai avuto il coraggio di suonarti niente, figurati. Lasciaci tornare ai nostri temporali, Genova ha i giorni tutti uguali.


I falò si spengono uno dopo l’altro dopo l’altro. Ci siamo nascosti per scopare male tra i fazzoletti di carta e le resine dei pini, e siamo tornati che gli altri erano già andati via. D’altronde era mattina inoltrata. C’era un pesce morto sulla riva e mi ha fatto ridere una cosa che hai detto inerente alla nostra colazione. Una riga nera lunga venti chilometri coincideva con la fine del nostro mare. del mare che avevamo a disposizione. Le colonne d’Ercole scomparse dalle cartine geografiche sono rimaste alte nelle nostre teste, per delimitare le nostre aspirazioni e arginare le nostre delusioni. La realizzazione del nostro potenziale vitale, come lo chiamava Mao sparando a vista nelle campagne cinesi alle donne che si tagliavano i capelli. Avevo perso le scarpe cinque o sei ore prima, eravamo brutti come nelle fototessere e il mare era troppo salato da affrontare e noi troppo graffiati. Poi cominciarono ad arrivare i bagnanti mattinieri del quindici agosto. E siamo scappati e non siamo tornati più.


(pubblicato sul numero di Rolling Stone di Luglio 2008)


sabato 21 giugno 2008

"siamo tutti interessati al futuro"

Chissà perché gli amanti adorano queste stanze spoglie, fredde come piedi e scelgono finestre con la nebbia fuori. Non ti ricordi neanche in che città siamo. non te lo ricordi. Cercheremo due camere separate, faremo provviste di affetto. per ballare e per pestarci tutto l'inverno. per farti fare degli straordinari straordinari. Chissà perché gli amanti quando cadono le foglie prima si sbattono poi passano però la notte con la luce accesa. non ho fatto in tempo a salutarti, a parlarti a rovinarti tutti i pensieri su di me. e nelle poche scuole pubbliche a riverniciare il futuro. stiamo senza fiato a fissarci. critiche da tutte le parti, pareri sulle canzoni, paragoni paragoni paragoni. la tua vita non è una carriera lavorativa. È venuto giorno fuori da questa stanza. Chissà perché dai polsi degli amanti si ottengono vendemmie sempre generose e molto più abbondanti del normale. Un nome che ti trema dentro. e se stai scomoda. se ci metteremo a tremare come la california. ad urlare alla finestra. e cosa mi esce dalle mani, quante persone hai partorito. Come è diventata la tua vita. quanto ti costo. come ti mantieni. chissà perché gli amanti hanno bisogno di un posto fisso per morire come gli indiani, gli elefanti ed altre razze strane. e con un colpo di reni ti allontani prima tu, per istinto di sopravvivenza o per andare a morire sulla riva. e altre lettere d'amore e di guerra scritte a computer e le frasi con il porto d'armi. chissà perché se guardi in fondo agli occhi degli amanti vedi, scritta in grande, evidenziata in rosso, la parola fine.


venerdì 13 giugno 2008

il mare. una cosa che bisognerà affrontare.

quando stanno morendo, i cavalli respirano. che hai fotografato la mia chitarra che adesso è morta rotta. è sorridevi dappertutto coi tuoi capelli corti. pensavo fossi riservata e per lavarti le mani andavi su un'altra galassia. e le stelle cadono negli occhi con rumore di vetri e delle petroliere che sprofondano nel mare. di vestiti sepolti in appartamenti abbandonati da noi. al primo e penultimo anno di università. quando stanno morendo, le erbe si seccano. la notte era blu metallizzata e ci correvamo dietro facendo finta di non vederci. e sotterrando tra colpi di tosse e conversazioni la nostalgia. il nostro reparto di artiglieria. il nostro reparto di cardiologia. e i nostri ricordi si mettevano a dormire su tutti i centimetri liberi di pavimento della casa dei miei genitori. e tu che sei nei cieli. che sei lo spartitraffico dei desideri. e che sei stata a milano per un colloquioo lunghissimo e che ti ha fatto schifo e il duomo è ancora coperto dalle impalcature. e hai presente gli incubi che diventano così ingestibili che ti svegli ridendo, e sul muro del pianto ci siamo ancora piegati dal ridere sommesso. come a scuola dietro i capelli. è che guardiamo troppo pochi film. quando stanno morendo, i soli si spengono. e poi si riconoscevano nei film porno. e le macchine corrono, e i fiumi in piena di ghiaia e di lattine. e la città che sembra un congelatore e costruiamo delle discariche per quegli articoli e per le domande del cazzo, e al telefono non ti riconosco neanche. quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.

lunedì 2 giugno 2008

"oltre il cielo dei giganteschi ruderi"

quando sono entrato nella tua vita, quando ne siamo usciti. quando si chiude la bici per poi tuffarsi dal grattacielo. quando i pneumatici scoppiano e letteralmente non sai più dove corri, dove corri. e nella casa con pochi mobili, tra le frasi che tanto tu non le leggi, e se hai bisogno di soldi non vuoi chiederli. tra il teatro, e i canali, e i caselli autostradali. per sparare dei forse da tutte le finestre. quando per paura di disturbare, non ci sei mai. e il nostro senno è in una bottiglia di moretti accatastata sulla luna, l'anello resterà per poco sulla spiaggia. quando a forza di ferirci siamo diventati consanguinei. e tu risparmi sul riscaldamento e sulle arance. e mi distraggo mentre mi parli delle tue giornate perchè non compaio più tra i titoli di coda. e mettevamo i capelli tagliati male sul davanzale perchè alle rondini potevano tornare utili come coprimaterasso. perchè le rondini si mangiavano le zanzare o viceversa. rassicurare le madri, che se ne fregano che se ne fregano. mi sa che troveremo una strada mi sa sara, come quando davanti al muro del pianto siamo caduti per terra dal ridere sommesso. come quando dentro piove. e alla stazione di mestre sembra sempre di essere in un film che devono ancora fare. con la dolcezza ora della madre meridionale ora del padre alcolizzato

domenica 25 maggio 2008

il nostro scambio d'organi ha imbrattato le pareti

dobbiamo ridipingerle. I nostri discorsi sono continenti. i nostri discorsi incontinenti. E aspettiamo gli aiuti umanitari su una spiaggia spostata di parecchi chilometri. Quando per razionalizzare ci siamo scardinati il torace. Quando col microscopio abbiamo guardato montmartre dalla scalinata dei nostri ricordi rincoglioniti. E le mitragliatrici ci svegliano alle dieci in hotel. per andarcene senza pagare perché sono nervoso. Descrivimi le tue mani e sfilati le scarpe per andare a dormire e sfilati i pensieri neri metalizzati. Sconsacriamo i corridoi della casa dei tuoi genitori. I fiori che ti regalerei gli eserciti di formiche che guiderei. urlava ma con calma che dopo il fascismo c’è stato il postfascismo non l’antifascismo. E altri minatori sottopagati lavorano diciotto ore nei nostri cuori.

domenica 18 maggio 2008

gioia

volevi fotocopiarmi quegli scritti anarchici che avevi letto. ci sentivamo come i soffitti delle chiese bombardate. e tu eri pronta per partire. per innamorarti nei e dei container. staremo cinque mesi senza notti a parlare di cose poco importanti. e la magrezza si vede dai polsi. tenetevi pure il vostro pianeta musicale autistico, le cortine di ferro attorno, e le vostre carriere. urlavi giù per le scale che non te ne frega un cazzo in generale. e finalmente i discografici si troveranno un lavoro e i giornalisti musicali nostalgici del ventennio musicale. ci prenderemo per mano ai quaranta all'ora sui dossi artificiali, a schivare le bottiglie d'acqua dalle finestre e la meglio gioventù che vola giù. perchè non c'è più acqua dolce. chiedimi quanto manca, chiedimi quanto manca ad arrivare da qualche parte. misurarsi a morsi e misurarsi i capelli coi righelli. e mangiarsi con gli sbadigli gli inetti commentatori virtuali. cambieremo ancora traiettoria, sbaglieremo ancora futuro. e faremo uscire da noi altre cose ingestibili. volare giù. cadere via. nelle mattinate ritrovarsi ancora nello squat. e da come andava sono contento che finisca male.

mercoledì 14 maggio 2008

ci tagliavamo

e nel parlatorio si mettevano le dita negli occhi per non vedersi. poi ci tagliavamo per prometterci qualcosa. adesso non mi ricordo. con i vetri delle vetrine. e poi le lacrime che fanno i fiumi. gli appartamenti diroccati e vomitare allegramente (ma non troppo) per le scale. e poi le tue lacrime che fanno tracimare i fiumi. ma lasciateci sciogliere in questa pioggia. con le stelle inchiodate ai soffitti. lasciati decifrare lasciami bruciare i giornali. schivare i gatti. i ricci. i cattolici. i gabbiani. i corridori. si arrampicavano sulle altalene arrugginite per farci le prediche. andremo a vedere l'avanzata dei deserti. andremo a bere e a struccarti con altre nuvole cariche di pioggia.

martedì 6 maggio 2008

prendimi in cura da te

chiediamoci cosa diventeremo, cosa saremmo diventati. coniughiamo ancora male i verbi. lasciamoci trasportare dalle macchine,, trascinare dai treni. con le calamite sul cuore, gli acquari che perdono ai bordi. non sono come tu mi vuoi, non sono come tu mi vuoi, non sono come tu mi vuoi. invadiamo la polonia a piedi. tutto così tranquilo la sera da spaccare il cuore. poi vado a suonare là, vado a suonare qua, sui divani sgualciti come le lacrime cadiamo negli angoli. lascio le mie parole in giro sui muri sugli scaffali nelle teste di cazzo tra i tuoi capelli tagliati a mano da te. ma poi, poi cosa faremo. chi fabbrica i piani b. i piani c. i piani d. vivremo atrocemente sotto gli occhi di tutti e nelle loro conversazioni. nell'ora in cui si alzano i pendolari e i guerriglieri. e i controllori inciampati nei gradini sui neri sui pensierosi. curami. curami.

martedì 15 aprile 2008

tu e i nostri piatti rotti

Poi si è risvegliata ed era dentro la pancia di sua madre che era fredda come una chiesa. E tutti i nostri occhi pieni di disordini, di chiavi duplicate di nascosto e poi perse. Cara catastrofe in quei corridoi bianchi interminabili. Cara catastrofe e i tuoi aerei dispersi. Tu e i nostri piatti rotti. I nostri inutili patti atlantici, notturni. Tra il bianco delle lenzuola e tutti gli altri continenti che volevamo andare a volare assieme. adesso tu sei forte, dici che sei di ferro e che ti si arrugginiscono le guance. E appena è ripartito è come se avessi sentito sulle gambe il caldo dell'aria che usciva dal tubo di scappamento. Anche nei prossimi anni circoleranno ancora veicoli a benzina. E poi mi ritrovo che cammino come non so chi tra le fabbriche lunghe come l'orizzonte. E non capisco quasi niente. e certe pagine di certi libri che è come se ti facessero dei piccoli tagli alle dita mentre le leggi. Non c'erano le lune e la tua intelligenza cresciuti tra i trifogli e le altre erbe inutili e dannose, è in un cantiere credo. Trifogli ci crescevano attorno solo trifogli. E la caserma di fronte, la caserma di fronte. Dicevi hai presente quegli animali che non si capisce mai se si stanno sbranando o se stanno facendo l'amore. Quando parlava dalla sua bocca uscivano chiodi, un'infinità di chiodi.

venerdì 11 aprile 2008

ti mitragliano ti mitragliano

ho scritto col catrame sulle strade di milano che mi mancherai. E per metterti allegria ho costruito una casa in camera nostra coi libri di pasolini. ti sei accorta che è sempre settembre. che adesso dobbiamo trovare qualche altra america. e le altalene sono sui fili spinati. e i tuoi dubbi. Le nostre fughe solitarie, come quei ciclisti che poi muoiono in discesa. sbattono la testa contro una cosa qualsiasi che prima non gli aveva mai fatto paura. piove dentro le cabine elettorali. I venditori di kerosene e la polvere sui capelli degli intellettuali. certe cicatrici e il tuo pallore lunare e le pallottole e le pallottole contro le nuvole contro i contribuenti. alla gloria si arriva storti.

domenica 30 marzo 2008

nei mercati dei fiori recisi

mi sono bagnato un dito con la saliva per capire da che parte tossiva il vento. ma non c'era vento. dai tombini ci guardano alcuni bambini. Ti ricordi quando volavamo sulle ortiche. Quando atterravamo sulle ortiche. E dai buchi nelle pareti ci dicevamo, da qui possiamo vedere che tempo fa. Da qui possiamo vedere le precipitazioni. Nel nostro appartamento arredato da qualcun altro, il nostro appartamento da abbandonare in autostrada. vorrei tornare a Mostar, che per rifare il centro non hanno rifatto la periferia. E poi ti cadono i capelli sulla faccia. E poi ti addormenti sugli aerei. Vorrei dei decreti per i nostri starnuti. abbracciarsi senza smancerie. Ti tratterò male e tu mi affogherai. ci penso io a illuderti, a comprarti le lampadine meno costose. per sprecare. Le nigeriane nei mercati dei fiori recisi. i primi ministri, i secondi ministri. Gli stipendi. i banchetti di forza nuova e fare finta di niente. andare a comprarsi dei casini. precipitano le tapparelle e sei in trincea. rompevi i termometri per costruirti dei gioielli d'argento. inquinami. inquinami, inquinami, inquinami, inquinami. sull'erba sintetica facciamoci crollare. ci cercano con gli elicotteri. e siamo nell'hotel con l'insegna più luminosa che c'è. delle nuvole cariche di pioggia che ci inseguono. per stuprare l'orizzonte, con miracoli economici, venerdì neri, e catrame sulle ali dei corvi del porto di amsterdam.

lunedì 17 dicembre 2007

io e te e i nostri scudi di plexiglas

o magari ti porto in tibet e ci facciamo sopprimere e sottomettere dal governo cinese.
Tra di noi potrebbe finire con una constatazione amichevole. con una constatazione del nostro niente. Sciolte nell'acido le nostre resistenze. e per favore stai attenta che non ti stuprino. Fraintendersi. Fraintendersi. Franintendersi. Fiammiferi. Erano rovinati. Rovinosamente realizzavo i miei sogni più incredibili. Siamo nei treni e nelle macchine che scappano dalle nostre ex-città. Che per rivederci siamo involontariamente diventati tra i maggiori azionisti di trenitalia. E alluvionati. Alluvionati. dalle solitudini, dal crollare delle mensole. dalle poche confidenze, dai posti dove non ti aspettavano. dove lavorerai. se mai lavorerai. E gli occhi sono delle specie di vetrine ma senza i manichini dietro. era ora di andarle a prendere in discoteca le nostre figlie spaccate. che smandibolano. ti auguro un patetico natale. E poi moriremo per folgorazione appesi ai cavi dell'alta tensione per distrazione. E abiteremo per qualche anno nel nylon. come la frutta ammaccata della standa. E le tua mani in frigorifero. e il nostro amore lancinante. credevi di piangere ma era che pioveva un po' per tutti. e mi scrivi che linciavate gli alberi a novembre perchè vi restituissero i palloni. mi scrivi delle cose allegre e struggenti. Ancora tra i pusher e i computer. a fare la fila per un po' di benzina. Le nostre giornate denuclearizzate. Non ti sento. Anche se sembra che ho il raffeddore quando canticchio piano. quando i microfoni sono ammaccati perchè sono precipitati. sono scivolati. conviviamo come gli animali. io e te e i nostri scudi di plexiglas. E le librerie sono cimiteri aperti in questi giorni per fare i regali. poi ti dico anche che non è detto che ho ragione anche se parlo convinto. respiriamo profondamente come i monaci buddhisti. per non farsi andare di traverso l'universo. Ti regalo le lune che non sono ancora piene, le lune brufolose viste con i canocchiali. Il ponte vecchio di firenze. Anche se firenze non ti piace più di tanto.

lunedì 10 dicembre 2007

"il somigliare agli altri non la salva"

andremo a raccogliere funghi allucinogeni nell'interland. Andremo nel tevere a lavarci la faccia. E a nuotare dove affogano le petroliere. quando ti accorgi che tra di noi è una battagli navale. Che perdo il conto dei tuoi capelli. e anche le corde della chitarra sono fili scoperti. e le angoscie delle registrazioni. e il rigetto per le canzoni. Sui cartelloni pubblicitari dipingeremo le sagome dei nostri genitori. ma non sappiamo più disegnare. E le stereo è da rottamare, ha dei problemi esistenziali. E hanno cimiteri nei cervelli. e nei passati recenti. E in tre in bicicletta doloranti e contenti. come le statue dei santi che accolgono a braccia aperte i piccioni e i loro bambini. e con le loro aureole ci giocheranno finalmente a frisbee. E con le interviste e chi fa le recensioni dei concerti ascoltandosi due pezzi. Morire per la mancanza di idee, ma di morte le e e e e nta. E se tiro le tende contorci la tua bocca con la vernice fresca perchè c'è troppo poca luce. e con le finestre aperte ai coinquilini viene voglia di buttarsi. Intrappolati negli ascensori per tutte le stagioni. Fino a quest'estate. i coiti interotti le lettere tristi che si sono decomposte. E quintali di foglie morte. Ti avrei portato a nuotare dove affondano le petroliere. Dove annegano le petroliere. Dove bevono birre tiepide i rumeni. E birre analcoliche i pakistani.e in macchina sull'argine stavamo volentieri scomodi a scopare.


domenica 2 dicembre 2007

"affanculo questa serietà questa lealtà tutta quest'impresa"

e il sabato all'iper a far la spesa.” quando mi ero coraggiosamente messo una camicia azzurra e in stazione mi scambiavano per un ferroviere. Che adesso mi compro dei vestiti al supermercato, a sei euro e novanta due magliette, a otto euro e novanta due polo. Non mi rompo più i pantaloni sulle ginocchia. Non li riaggiusto più con le spille da balia. E quando mi trovo a mezzogiorno a letto a trascrivere i tuoi silenzi. Con queste case piene di gente. Queste case condivise come se fossimo in unione sovietica. E i tuoi pensieri sono spesso dello stesso materiale del cielo di milano. E prendo un treno in fretta per questioni condiminiali e sentimentali. Le griglie elettriche per friggere le zanzare sono cadute in disuso. E la gioia è una fermata della metropolitana. neanche troppo richiesta. Le giornate trascorrono. nelle nostre celle frogorifere. Per neutralizzare Gaber nei teatri pieni di applausi. E dietro i palchi, davanti i palchi e sopra i palchi. nei camerini c'è sempre pieno di specchi enormi che siamo gente che ama vedersi riprodotta su pareti disoneste. Che si cuce la sua ombra all'orlo delle braghe. E sbrigati. dai sbrigati. Ai meeting delle etichette indiperdenti e al mercato del bestiame. E gli scatoloni senza fondo per i demo agli stand. E la raccolta differenziate per i demo appena fuori. Adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere.


giovedì 22 novembre 2007

i discotecari cosa pensano dei lunedì

troveremo un monolocale. troveremo un modo per vivere con 260 euro al mese. andremo a roma a salvare le balene. E a derubare i parlamentari. cammineremo con gli scudi di plexiglas. guardami guardami pure tanto ho la maschera antigas. soppravviveremo a genova. per morire in un cantiere ad imperia. e tra i proiettili vaganti agli autogrill. Mettiamo delle fondamenta ai nostri aerei. Fogli di via portatemi via. portatemi in romania anche a me. non c'era la luna. Ma dormivo all'aperto in montenegro. sotto le stelle come le granate. che cambiavano i connotati a mostar nel novantatrè. Le canzoni ce le avevo in testa ero incinta in un altro senso. intorno il pubblico gli angeli. i nostri omonimi. Le uno bianche che scoppiavano. Gli artificeri che si sono sbagliati hanno disinnescato noi. il cuore che è un alveare. Con l'amplificatore, la chitarra e una valigetta con i distorsori ci siamo incrociati in stazione che tornavo dalla rivoluzione. Il letto dell'ikea da quarantanove euro, dove non arriverà l'inverno. voglio solo quello che con le mie braccia poco allenate riesco a trasportare. tipo il tuo corpo per qualche metro. E bruciare i letti in cui hai scopato. E raccontare delle barzellette pornografiche ai palazzi tristi e pensierosi. dirgli che siamo architetti ingegnieri geometri e muratori delle nostre decisioni. tra altre orchestre di clacson. tirocinanti, stagisti e precari e scrittori di brutti racconti.

mercoledì 7 novembre 2007

preghiera a un dio incompetente

parlavamo delle nostre interiorità come se fossero delle metropoli.Quando dopo gli scontri ogni sigaretta sapeva di lacrimogeno. E tafferugli contro le nostre solitudini. o tu o io. E ascoltiamo le paranoie con lo stetoscopio. Le lasciamo blaterare in un auditorium. Ci sono crollati dentro degli edifici. poi mi hai scritto Spero che le tue canzoni ti portino lontano. ti portino nell'interland. Avremo per sempre la terza media. e staremo a guardare i gabbiani che si mangiano i pesci nelle fontane. Che fanno i nidi nelle macchine e nelle cabine telefoniche. La parola ventre, la parola polveriera. Le cariche della polizia sono metafore sono foglietti illustrativi degli psicofarmaci. a casa sua c'è una guerra civile. è un campo di battaglia disertato dalla nato. Gli ultimi oggetti che ho lasciato nell'appartamento perché non ho avuto il coraggio di lasciarlo vuoto. Che siamo anche divisi in quartieri. e lacerati dagli abbandoni. da piccoli eravamo canarini nelle miniere di carbone nelle scuole elementari. Il resto è stato bruciato, nelle tabaccherie chiuse per sempre. Nei fogli di via distribuiti dai carabinieri. Che io ti voglio bene a fondo perduto. gli inutili attentati agli organi cardiaci. Le ombre cinesi che hanno lasciato sugli schermi le tue parole, le parole che sono residui bellici. Gas nervino negli abitacoli delle automobili. che da piccola parlavi col mare per farlo agitare. e mi viene l'alta marea negli sguardi. starai dentro di me in ergastolo. Che avevamo l'inesperienza necessaria. Eravamo fiori insperati. ci siamo molto probabilmente rovinati e migliorati. Nelle città adatte alle nostre scenate. queste città in raccoglimento. queste città in silenzio stampa. con la campagna circostante con i vecchi che non muoiono mai e i diciottenni che si estinguono. E si riposano gli occhi sugli airbag in attesa dei soccorsi. Arriveranno i nostri. con gli avvoltoi che ci sorvolavano tra i pusher e i computer. E le cicogne che volevano abortire. E tu che parli da sola. Tu che parti. per la tua sesta guerra mondiale.

lunedì 29 ottobre 2007

per sbaglio hai lavato il cielo con la candeggina

Hai chiamato i numeri verdi per sentirti meno sola. Sara stride. per vendere a loro il nostro oro usato. E i laghi nei polmoni si sono asciugati da soli. In tram e in autobus si siedono tutti nei posti riservati ai mutilati del lavoro. mi sembra significativo. mi lascio andare e mi lascio colare sulle sedie. Chissà se finiremo a consumare i clacson. E senza la laurea adesso che viene buio presto. E quanto costano le cose che ci diciamo. Quanto le nostre camere separate. Quanto le tue paranoie che ti alitano i bambini sugli occhi e ci vedi male. i ratti deragliano. Le altalene sabotate. L'umidità di questo garage a milano nord ci faccia diventare le ossa come biscotti. Addobberemo il cielo al neon, lo spegneremo poi. senza le finestre ci faremo slacciare i reggiseni dagli elicotteri. O dai ragni che deliberatamente abitano nel braccio della morte. I telegiornali non fanno più parte delle nostre vite disinformate. diamo spazio ai nostri problemi rendiamoli insormontabili diamogli da mangiare degli spaghetti col tonno di quelli pronti in cinque minuti. Poi guardiamoli col telescopio mentre dormiamo sulla luna che era solo la tua schiena. se non vuoi sentirmi io cerco di assordarti ma con discrezione come ci hanno insegnato. Quando vedevi l'oceano aprendo l'armadio e io non mi ci tuffavo. quando stavamo perdendo i capelli e ci mettevamo seduti su delle panchine per dare ai gatti più brutti i nostri panini. E accarezzarli con i gomiti perché erano indubbiamente prossimi al decollo. E poi smantellavamo le panchine. E a trieste non c'era niente per tenersi stretti contro vento. Ero solo stancomorto e non mi ricordavo dove avevo parcheggiato la macchina. e le cose che ci siamo detti che sono sopravvissute agli ultimi raid aerei. delle nostre bocche. vattene calpesterò tutto quello che ami come se calpestandolo potessi farci del vino. Quando per sfogarti quando per amore. Mi hai comprato una spilla per farmi una trachetomia. quando ci nuotavano controcorrente delle trote negli sguardi per andare a riprodursi. siete delle veggenti delle rondini morte a metà strada con i vermi in bocca come fossero margherite. Dei migranti con il dizionario in mano per spiegarsi. per chiedermi in che via abitano.


lunedì 22 ottobre 2007

e i cieli coperti dai copertoni

E mentre mi spiegava la strada guardavo solo il riquadro 9/P. il mattatoio del bestiame accanto al mercato dei fiori. Mi è sempre dispiaciuto per il fumo passivo dei miei monologhi che ti faceva puzzare i capelli e i vestiti. e domanimattina ancora il latte materno della maglietta con cui hai dormito. La guerra di piero (ciampi). Andare camminare lavorare. Ci costruiremo un appartamento senza fondamenta che crollerà ogni volta che litigheremo. in stage da tre mesi. In strage. Ricostruiremo tutto. come fossimo negli anni cinquanta. E avessimo delle braccia decenti. Ti tolgo i vestiti e intanto corro su per le scale. puoi accendere pure la luce per rivestirti più in fretta. puoi amarmi come una madre. come vuoi tu. puoi ammalarti di me. Come dei genitori e dei luoghi che abbiamo lasciato. Come le città che ci telefonano di sera. Come ci siamo persi un concerto perché eravamo troppo impegnati a stupirci e insultarci. Come le mie canzoni, massacrate. Poi provano a venderci delle rose a brera. che davvero vorrei circumnavigare i tuoi occhi. sugli autobus sfiniti. che dormono in piedi come i cavalli di ferretti. tu non stare in pensiero è solo un finto cuore. E alle cene alle cinque di mattina ci siamo autoinvitati tutti e due. che vogliono l'esclusiva su di me. quando ridevi, quanto ridevi. sei suscettibile e andiamo a vedere l'autunno e le nuvole morte che crollano per terra nei parchi e noi ci camminiamo sopra. In abiti di pvc. un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi degli strumenti musicali e delle macchine da guerra. mi è toccato in treno il racconto più lacrimogeno delLa grande fame di john fante. E aspetto le gallerie per specchiarmi. per fare evaporare i pianti gli alberghi. le coinquiline che hanno il ciclo contemporaneamente. Diceva di non fidasi più di niente che sanguina sei giorni al mese e non muore. Poi mi pregano di comprarti una rosa in ticinese. I naufragi negli sguardi assonnati. I dormitori per i profughi. possibilmente in fondo al mare. Che nell'immaginario gli tagliano le mani che nella realtà fanno la manomorta in tram. Le tue bolle di saliva in vendita. ci rinnoveranno contratti i contratti. E gli sfondi standard del desktop in cui andare ad abitare. Poi dai domanimattina ci risentiamo mi racconti gli incubi che hai fatto. Poi dai, i nostri genitori quando ci mancano li andremo a trovare. io ti darò un gesto di stelle di plastica e la mia povertà la mia povertà e niente di niente di niente ci toccherà. Male che vada ci pioverà nelle all star.

martedì 9 ottobre 2007

anidride solforosa

E per farti contenta ti sei concessa delle marlbororosse. i detriti del settantasette. i fuochi supplementari. ieri sera eri contenta da sola ti sei presa le fortuna. purtroppo era ed è tuttora ottobre. non si sentono gli slogan. gli slogan sono chiusi negli stadi. Le macchine sbuffano fuori dalla finestra. Le passeggiate dei cani. gli ultimi discorsi incendiari. che prima o poi prima o poi le armi le useremo pure noi. I pitbul scappati dalle scuole medie. i nostri anni migliori sperando in questo domani. C'era qualcosa di più triste in agguato del morire democristiani. Eravamo brutti come nelle fototessere. Ti ricordi le nostre felpe ereditate. La disperanza nelle canzoni registrate male. E ci saranno altri muri di altre nostre berlino. altri souvenir. I tuoi occhi all'ufficio oggetti smarriti. quando marghera verrà prosciugata. Lei coi capelli corti. il sole che tramonta in ufficio. ogni donna dovrebbe violentarvi. tutti i tuoi impegni. Le fucilate delle sveglie. i tuoi bambini prodigio. E chissà se ci facevano davvero i nidi coi miei capelli tagliati. che li lasciavamo sul davanzale della finestra del nostro bagno. E la psichiatria democratica ha la camicia di forza e la cravatta. tutti insieme a rovinare questo mare nero mare nero mare ne. e stai stanca. osaremo perdere. E a tokyo perlomeno non arriveremo in ritardo. stai stanca. fuori dai finestrini. Le nature morte le macchine fracassate. Le braccia e le portiere e le lamiere abbracciarsi. e ti giri per dirmi guarda come siamo friabili. dai guarda quanto siamo friabili. che intanto giovanni paolo non c'è più. è morta lady d. qualcuno ha ancora l'aids e a chi se lo merita invece non succede mai niente. Niente.

mercoledì 3 ottobre 2007

andremo ad abortire tra le mimose

gli autovelox ci chiedono di sorridere. dice che non è uno strazio anche se i palchi sono troppo alti. sono edifici antisismici in una bufera. O se ti ricordi di me perché ti fa male la bocca. trascriviamo sullo schermo del computer il nostro essere frastornati. Le ragazze che seguivamo. gli ombrelli sfasciati che attiravano la nostra attenzione. un detergente intimo per dimenticarmi di tutto. Che anche se sei una donna bionica ti si arrugginiscono le guance. chissà se amarsi come gli animali serve a lasciarsi le impronte. come i rosari appesi agli specchietti retrovisori. in poche parole volgari. mi capita raramente di pensarti. Chi sarà di noi la memoria dei viaggi in macchina ascoltando capossela. sarai un monumento nelle mie viscere. darò il tuo nome a migliaia di piazze e a milioni di vie. La materia grigia nelle betoniere. registrare col sismografo il rumore di frizione che sfrega o i nostri cuori che tossiscono. come per attirare l'attenzione. La melodia che hai composto andando via. Sorvoleremo ancora i falchi nella periferia di siena. Che poi è fatta di prati. non andremo ad abitare a berlino. però forse nuoteremo a rana nei canali di scolo di venezia. e poi ci faremo ricoverare nella stessa stanza. Come quegli animali che non si capisce mai se si stanno massacrando o se stanno facendo l'amore. faremo le foto e come sfondo avremo le cascate dalle grondaie. come mi dicevi tu.

mercoledì 26 settembre 2007

il cielo è carico di elettricità. pioverà.

E guarda solo film di guerra. bye bye blue sky / bye bye blue sky. Le farfalle che farfugliano quando spegni la sveglia. i pettirossi nel petto. Sono emozionato come nanni moretti in aprile. prima di diventare padre. sbarco nella tua vita come una nave fatiscente gremita di immigrati clandestini a Lampedusa tra i turisti. io voglio che prendi le mie bandiere e le bruci. E l'abbandono sarà solo il titolo di un libro di tondelli. L'aperitivo con lo spray al peperoncino. Chissà se sono solo un bisogno fisiologico gli abbracci. è tornato un sole strano che fa resuscitare le zanzare. E ricominciare le allergie. in una città, tra lo stomaco e la trachea. i radicali liberi. Sulle riviste femminili. Prenditi pure tutte le licenze poetiche che vuoi quando mi parli. le prigioni gli orologi i calendari. La tua apparente spensieratezza la mia calma apparente. i fiumi sotterranei. le metropolitane che ci attraversano. La morte apparente di syd barrett. Consacrate le fogne. davvero brucia pure le mie bandiere. falle diventare grigiofumo come quelle della pace appese fuori dalle finestre su corso buenos aires. vorrei non vorrei. La polvere che si deposita su di noi. ma se vuoi. E poi ti dicono che le domeniche piove sempre. Ladri di biciclette di trentaseiesima mano. il mare è stato agitato dagli aliscafi. dai tuffi carpiati degli scafisti. Verrei volentieri a sfasciarmi a rotterdam. Magari a novembre. quando nessuno è in ferie. e i camion si superano di un centimetro al minuto. mi dicevi Non sarà troppo tardi. mi dicevi Per portarti nella direzione opposta che ti aspettavi. poi si mette a piovere ed è una cerimonia per la fine di una storia.

lunedì 10 settembre 2007

sparpagliare le lacrime nei corridoi degli aeroporti e della stazione termini

un pomeriggio con te. che non c'è. sempre circondati di assenze. di persone che prendono degli aerei a basso costo per andarsene. in fila al bancomat. come se avessi un pozzo di petrolio da qualche parte. che mi metti delle tristezze telefilmiche. mi struggi. E cosa pensava de andré mentre concimava la terra. E piero ciampi mentre pisciava nei bagni dei bar di roma. in preda all'allegria e alla pensieratezza. amori in miseria. o solo ipoglicemia collettiva. in perfetta solitudine nel millenovecentonovanta. che mi fai banalmente passare la fame. che andiamo a vedere un'alba meravigliosa da un terrazzo piene zeppo di cose da asciugare. e settembre che fa diventare piccole le ombre. e gli estintori sulle paranoie. Tu e i tuoi treni. e tutti gli occhi strabici dei treni. Che partono piano per farmi memorizzare un altro tuo profilo. ti mormoro qualcosa. dormiremo sulla schiuma del cappuccino. nel conto corrente della chiesa cattolica. mentre fumi alla finestra per non ostruire le mie coronarie. ti suono una cosa che mi accorgo che suona male. Il tempo impreciso di una sigaretta. con fretta e con calma. come si lascia una persona addormentata. e i miei capelli metereopatici che tutti mi chiedono se me li sono tagliati. invece l'estate sta facendo finta di niente. e i miei pantaloni rossi che improvvisamente si sono rotti anche quelli. e vorrei essere nei pezzi a random del tuo i-pod. aggiornando una vecchia e stupida poesia di benni. e i migranti che camminano sotto i grattacieli. e schivare la meglio gioventù che vola giù. E se gli angeli sopra berlino ascoltassero i miei pensieramenti quando cammino da solo. attraversando tutti i tipi di asfalto e gli stati umorali concessi ai miei cromosomi europei. che vado avanti a frasi ripetitive. e a cose vaghe che dovrei fare. collezioni di medicinali scaduti. poi parliamo un po' ai cani. Ai gatti che fanno la guardia alle lampadine dei bagni pubblici. ai peli pubici e alle foglie borderline che non ce la fanno più. stammi a duecentotrentasei chilometri di distanza e corrimi addosso. a tre ore di macchina o trenta euro di treno. l'autopsia ai numeri di telefono e alla mia scortesia. Ti permetto di ferirmi di disinfettarmi con un'averna in un bar orrendo alle sei di pomeriggio. scriversi sulla fronte torno subito. E poi non tornare mai.

sabato 8 settembre 2007

"e notte dopo notte si purgatorizzavano il torso"

dire qualcosa mentre si è rapiti dall'uragano, ecco l'unico fatto che possa consolarmi di non essere io l'uragano”. catturare le farfalle interurbane. andare a fare la doccia. con un tostapane sottobraccio. Che il farmacista mi ha consigliato a tre euro e novanta delle caramelle per la gola con succo di ribes e glicerina dicendomi che le usa anche pavarotti. mi è venuto da ridere. nonostante io non abbia la televisione. cosa ne sarà delle nostre gastriti. dei vopos in corso como. di quelli che fanno bungee-jumping dalle gru. Arrestare le canzoni in sale operatorie. e a malta diventerai lesbica. poi mi scrivi in fondo. in alto i cuori. come paolo nori. vorrei mettere degli asterischi ai margini delle nostre conversazioni. nudi come i soffiti. con le costole fragili come i balconi meridionali ai telegiornali. “qual buon vento ti spettina”. quanti affitti arretrati puoi accumulare ancora. quando non ti abbiamo accontentato e ti abbiamo fatto vedere i mulini a vento soltanto dai finestrini della macchina ai centotrenta. Lasciarti i segni. Disperdere i manifestanti. dagli schermi televisivi. dai nostri organi interni. da tutte le trasmissioni. E dal terzo piano a rotterdam mi scrivi che il cielo ti entra tutto in casa. “ho visto le migliori menti della mia generazione”. andare a lavorare in agenzie pubblicitarie. portatori sani di disperazione. di carezze chirurgiche. il contrario di un urlo. Con dei tizi giù in strada che cercano di chiarirsi. altri tizi che si fanno i cazzi miei. E percorrere tutta l'autostrada a piedi in bilico sul guardrail. Per aggredire le zanzare tigre. o per addomesticarle come le cefalee. "dove spaccherai i cieli".

domenica 2 settembre 2007

"via del sopracciglio destro con rispetto parlando e altre parti altre parti di me"

niente luna questa sera / niente gatti sopra i tetti / i miei sogni sono tutti rotolati sotto al letto / nel buio con la lingua conto i denti che mi restano / domani che farò ragazza mia dei tuoi pensieri magri” e la prima volta che ho acceso una candela per accompagnarti nel mio bagno senza impianto elettrico. Che mi vergognavo per l'enel e stare a pensare agli inquilini precedenti. che siamo fedeli come se fossimo dei pappagalli ma quelli nei negozi. perdere la pazienza e farla suonare con il cellulare per ritrovarla. Delle agenzie di copyrighting per riuscire a venderti il mio carattere. Leggerti chilometri di righe confusionarie d'amore. che non mi scrivi. più. cucinare male. devolvere i coni dei gelati ai piccioni. portarsi al guinzaglio per i reciproci apparati digerenti. e i merli accidentalmente stritolati nelle trappole per i ratti. Che sono talmente abituato a lavorare nei ristoranti e nei bar che anche quando vado a bere o mangiare da qualche parte, e qualcuno dice a voce alta SCUSA per attirare l'attenzione del cameriere, io mi giro sempre apprensivo come se ce l'avessero con me. “contarle i capelli con le mani sudate”. Mi abitano nel petto dei campi nomadi. E a te che sembra di perderti tutto. “sul campanile nevica / d'accordo ma purtroppo / ho solo una camicia e francamente non mi basta / e faccio di mestiere il venditore di risate / al circo che si tiene il lunedì / ragazza mia ci andresti mai” La fauna feroce dei miei pensieri che non sei riuscita a decifrare. Le fototessere delle nostre brutte giornate. delle nostre camere separate. delle nostre scuole disoccupate. I lupi ustionati negli incendi estivi. Le strategie dell'apnea. Quando erano ancora spensierati i corsi d'acqua. E guarda gli sciami assetati di elicotteri della forestale. Ma adesso guardami. “con occhiaia profonde e un principio d'intossicazione”. Per risarcirti i giorni. per ricucirti i polsi. per riaggiustarti le dita. per pagare le multe dei miei divieti di fermata e di sosta nella tua testa. che è un anno meraviglioso nel senso che mi meraviglia di continuo non che sia esteticamente impeccabile. solo sono geloso del tuo ufficio e ti cancello di nascosto il numero del suo telefono fisso. mi sento trascurato dal sindacato. da te e dal welfare state. vorrei comprarti tutte le ore a sei euro e farti svegliare presto per venirmi a trovare. assumerti a tempo praticamente indeterminato. aggrappati agli aerei dirottati. I nostri migliori anni telecomandati. con le mie mani davanti quando sbadigli. “e intanto conto i denti / però il conto non mi torna / ce n'è uno che mi manca / e forse tu mi puoi aiutare / per caso non l'hai mica / ritrovato a casa tua / ero così distratto / quando ti ho morso il c++_e”.

mercoledì 29 agosto 2007

"meglio giornate inerti o dei capelli verdi"

stacca la suoneria. Sentiamo meglio il rubinetto che si dispera tutta la notte. o che è solo incontinente. in discoteche fuori città. ho smesso di vomitare allegramente due minuti prima di salire sul palco. nella scheda tecnica devo ricordarmi di aggiungere un secchio. Mi manchi che mi mancano praticamente tutti i pavimenti. Dei pezzi di vetro nella biancheria intima. Che mi telefoni mentre aspetti il tram a milano e si fermano tutti per darti un passaggio. i posti di svergognati (che mortidifame sarebbe un complimento,, essendo i mortidifame una categoria che ha abbellito e migliorato il pianeta), comunque sti posti dove vai a suonare praticamente gratis e ti mettono in mano un buono per due consumazioni e un pasto composto o da un primo o da un secondo. E se vuoi bere di più paghi e se hai ancora fame paghi. Mai che questi incendi estivi colpissero i luoghi giusti. il tuo scetticismo nei confronti della mia "giovane età" (tanto per fare una citazione) è lo stesso scetticismo tipicamente italico che paga stipendi milionari ai parlamentari ottuagenari e ai vari senatori ultrasettantenni (che tu e quelli della tua età si meritano),,non so quanti anni hai,,ma a me questi discorsi mi fanno girare i coglioni,, Evviva i giovani scrittori di cinquant'anni che vincono le vostre perplessità,, poi credo anche che quando non si chiede un giudizio su cose in un certo senso delicate come le scritture, credo che per rispetto non lo si dovrebbe dare,, che a me potrebbe non interessare quello che pensi sulle delle mie minchjate con "troppe citazioni, troppi miti" o del mio cosidetto stile "troppo colmo di citazioni" se volevo una recensione te la chiedevo e se volevo che me le correggessi te lo chiedevo,, che sarà sicuramente per la mia deprecabile "giovane età" ma a me le professoresse mi stanno sul cazzo. comunque trovo banale e previsto il modo in cui utilizzi la punteggiatura. Che un esercito di quindicenni incocainati vi faccia lo scalpo mentre siete seduti sulle vostre sedie comode a giudicare dalla finestra la gente che vi passa sotto casa. E tu che entri col piccone e col casco da minatore nel mio c++_e. E sempre della gente che mi suona attorno sempre in mezzo a dei concerti stupendi. alle colonne sonore della cronaca nera. che descrive la fine delle nostre amicizie e le speculazioni edilizie. quando ti do il peggiodime. comincerò un lenterrimo lavoro per fare diventare link tutte le miliardate di citazioni che ho messo fino ad adesso.

mercoledì 22 agosto 2007

ad orologeria

e i rapporti umani con i capelli biondi metterli in frigo e metterli sul fuoco. Nel congelatore e farli sciogliere sotto la lingua. mettersi l'antigelo nel serbatoio dei brutti ricordi. dimenticarmidime. rispettare le distanze di sicurezza. e scoparti alla finestra. darti la buonanotte alle sette di mattina. e decapitare i segnali stradali con i paraurti. un nubifragio tra le tue ciglia e il guard-rail. E sgozzare tutti i platani. io e te su un carroattrezzi. per portarci appresso quintali di carcasse di macchine incendiate e ammaccate. Le geografie interiori. La route 66 che va dalla trachea al nostro intestino al nostro destino.


martedì 21 agosto 2007

"e il boia invecchia insieme a noi"

pisciare sulle targhe delle macchine. Tagliarsi con le corde delle chitarre. Essere allo sbaraglio. “voi non potete sapere quanto dura sia la lotta – bisogna rivoltarsi la pelle... perché se lotta deve essere che lotta sia per sempre!”. Che sia sgomitare. Tra il mio avambraccio destro e il mio avambraccio sinistro. Tra il personale e l'intimo. Tra le marmitte dei nostri cieli bassi. e le nuvole ipocaloriche che disegnavi tu. Perseguitati dai primi giorni di scuola. Questi sessantenni sovrappeso che hanno sconfitto le rivoluzioni culturali e adesso muoiono depressi davanti ai teleschermi. senza pensioni senza soldi. vincitori. scortati da qualche poliziotto di quartiere con le tasche piene di coriandoli. con delle mogli tristi accanto e milioni di soprammobili. Turisti sessuali violentati negli uffici delle piccole e medie imprese fallite nella grandiosa era berlusconiana. Sarà come volevate. Sarà come avete voluto. i servizi segreti e le emorroidi di berlinguer. Le nostre società del benessere di sopravvivere lavorando dalle nove alle sette. Ma noi ci taglieremo le unghie. guarderemo la traiettoria che farete per dirigervi all'ospizio più vicino. Nelle cliniche private per cui avete optato. E avrete inesorabilmente vinto.

giovedì 16 agosto 2007

La guerra di siero

il cibo l'alloggio gli abiti – diventano una gabbia se non cerchi di cambiare il mondo”. che abbiamo la stessa paura immotivata. e la stessa agitazione. E gli stessi padri che parlano con i cani. E i combattimenti fra cani. “e non farti prendere dal panico. Non farti prendere. Non farti prendere vivo”. Persi molti amici. addomesticare la tachicardia. addestrare l'ansia. che è come il nome di una bambina. E de andrè come farà a dire a sua madre che ha paura. Di smettere di fare canzoni. di partorire a settembre un cd. E di non sapere suonare con il click. Se almeno i nostri conoscenti ci abbracciassero tutti. E ci accompagnassero a dormire in tenda. “come farò a dire a mia madre che ho paura”. Che avrei voluto essere un taxista per farmi chiedere da te di portarti per favore a roma. che siamo da soli sui palchi. sotto le luci. sciolti in sudori e imbranati. E illusi. E friabili. E gli stabilizzatori di umori sono andati a festeggiare ferragosto. E ci svestiamo delle lenti a contatto. Ci guardiamo un quarto di film. e tutto per allontanarsi il più possibile da casa. “cosa sarà che ti getta nel mare che ti viene a salvare”. C. e i cruciverba coi sentimenti. “perché sei anche le cose che hai perso.” e nella solitudine generale ma non condivisa nell'antartide generazionale. mi fa abbastanza male. ma non è niente. sono solo le scene ricostruite da queste cazzo di canzoni tragiche e comiche. che mi sbottonano la pelle e mi mettono in imbarazzo. “perché non hanno fatto delle grandi pattumiere per i giorni già usati per queste ed altre sere.”

lunedì 13 agosto 2007

"reggiseni per gatti"

"e degli industriali che lavorano per gli operai della fiat". poi imparerò finalmente l'inglese ascoltando le canzoni di devendra banhart di tom waits le murder ballads di nick cave. Di cat power, le sue cose. e poi potrò trasferirmi a berlino o a new york. “innanzi tutto le lavanderie automatiche, agli angoli delle strade, sono imperturbabili così come il rosso o il verde dei semafori.” stammi male che è così che rendi di più. e altre cazzate. Che sul palco si sente sempre male. Voi amavate procurarvi il vuoto. decidere se a milano o a bologna. di fame o di sete. la solitudine di Leo Ferrè. Le formiche con le cravatte. “La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora, noi la chiameremo felicità.” e sempre lo scrosciare di chitarre. aprire i concerti. chiudere i tuoi occhi oceanici. circumnavigare il tuo letto. passeggiare con la cintura di sicurezza. che volevamo solo stare tranquilli. Tamponare i camion che trasportano i quotidiani. “una succursale di quel fascio di nervi che vi serve da cervello.” Lasciare la camera a settembre. Violinisti ti accompagnano a casa. ti parcheggiano la macchina in doppia fila. con le quattro frecce che lampeggiano tutta la notte. Che è un continente appena scoperto. e noi non moriremo tra le braccia col laccio emostatico di questa città. “per ora, noi la chiameremo felicità”.

sabato 11 agosto 2007

"il sinistro fragore di centomila canzoni d'amore"

vorrei essere trascurato dallo stato. quando andavamo a mangiare fuori per celebrare il funerale laico del nostro amore. sei nei miei polmoni dislocati altrove. Dove costa meno la manodopera. e non ti aspetto più. e mi dispiace che non ci sei quando mi succedono delle cose sbalorditive. come le stelle comete giù per la gola. che gli occhi di nutella. di supermercato. Di rumeni in coda. Di altri lavavetri per gli occhi. delle prime venti righe di Altri libertini. figli dei divorzi. dei nuovi compagni. degli intrusi. madre di tua sorella. E mi scrivi da cork delle tue crisi. che tanto non preghi. Non. nelle città dove ci sono solo sconosciuti. E ferrara non ci morirà tra le braccia. quando avevo diciotto anni e non ti facevo complimenti. quando mi smontavi. E poi ingoiavi le istruzioni. coi cuori masticati. e non ti ho mai capita. non sei mai venuta. E quelli lì sono venuti per vedere te che stoni. che ormai esci raramente la sera.

sabato 4 agosto 2007

"dove siete andati tutti"

come ad intendere che non dimentichi mai le cose come me”. sarebbe un passo importante per il nostro rapporto prenderci un deltaplano insieme. smetterò poi questa operazione commerciale di guardarmi dentro e di guardarmi attorno. guardarsi dentro. soprattutto guardarsi attorno. e viceversa. sei un antidolorifico. di qualche grado la temperatura si sposta. “venere dei ritagli di rivista”. Andiamo avanti classificando l'intensità dei terremoti. avresti voluto più internazionalità nella tua vita. La qualità della danza. La qualità della vita. La qualità della bamba. Milano in realtà è un antidoto. Quando strattonavamo strafatti il mare. già agitato. “mentre mi parli dell'olanda o di berlino”. Dei deserti rossi. Dei funerali di Antonioni a ferrara. che sarà comunque il più vivace della città. Anche in una scatola di legno con su scritto PERDEREMO. Perderemo poi anche i capelli. e questi migliori anni della nostra fottuta vita. “ma un jumbo jet scrive Viva il lavoro, col sangue nel cielo di questa mattina”. Friniscono i bambini di sera a S. Elpidio mare. Chiusi fuori. ma asserragliati. “vestiti di nero. Apriranno le liste di disoccupazione chiudendo poi quelle del cimitero.” bergman che sperava di non invecchiare mai così tanto da diventare religioso. “e costruiremo dei grandi ospedali.”

"contro ogni sorta di naufragi e di altre rivoluzioni"

distribuì le munizioni. Quella volta che siamo stati sospesi al liceo. Quando ti spingevo per i corridoi. quando a forza di bere a collo dalle stesse bottiglie di moretti siamo diventati parenti stretti. il tuo tic all'occhio destro. e i genitori di tutti che ci sembrano dei sacrifici ambulanti. La professoressa che desiderava ardentemente il crocefisso appiccicato alla parete. le ricordava di sacrificarsi. a consacrarsi all'ignoranza più spietata. che ognuno porta la sua croce ben tatuata nella testa tarata. starnutatori e sbadiglieri. Ti porto a bere nei bar chiusi per ferie. “Digli che il potere io l'ho scagliato dalla mani”. Faremo licenziare altra gente dal call center. “dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni”. Un caldo torrenziale. Era ieri. quando a scuola polemizzavamo. Conglomerati bitumisnosi. Il vento che ti spegne l'accendino. E un tipo con una maglietta con la scritta. meglio puzzare di vino che di acqua santa. E una vecchia che è volata via. Mi attraversano la strada. dissinterie di ricordi. “i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro.” coltivata negli armadi con le lampade alogene. ma era una femmina. niente da fumare. A scanso di equinozi. “i tuoi occhi assunti da tre anni”. La protagonista di un quadro di botero ti viene incontro in bicicletta. faide sanguinosamente tra pc e mac. la tua medicina per il tuo equilibrio spirituale. fare l'amore disfare l'amore. “i tuoi occhi per loro.”


sabato 28 luglio 2007

petrolchimico

neanche se mi pagano. ma tanto non mi pagano. misuro coi pensieri i chilometri. i metri quadrati della stanza immaginaria che non ci divideremo. e le strisce pedonali con il traffico intenso. e dopo il concerto. prima era meglio. prima d'incontrarti. guerre giornaliere. i miei poster non parlavano. non mi sgolavo neanche. neanche se ti pagano. ma tanto non ti pagano. le parole si capivano meglio. senza il distorto. ero troppo stonato. ad ottobre decidere. quale città quanta tristezza. quale cancello di quale palazzo. “tristi sarete voi, sarete voi.” una spremuta al bar new york. dormire nelle aiuole più giallastre di milano. Vendere le vostre giornate. Ti aiuto a smantellare i tuoi sogni. A disinnescarti le ansie. baciandoti le guance le lacrime sulle giostre. E le nostre estati ingolfate. Il futuro dell'inverno è di riscaldarsi. e alla radio ancora. quando saremo dei terremotati. dei reduci. di questi sentimenti. anarcoinsurrezionalisti. questa estate strana. e sembrate la luce. ma vomitiamo in sincrono. e ti amo. in un letto qualsiasi. Il presentimento del peggio. e. adesso non fumi più. E le costellazioni di stelle di sperma sui vestiti neri. pubblicati i nostri nomi. saremo ferocemente sobri.

il ministero dell'infelicità

Gli stipendi immaginari. I lavori ipotetici. Gli affitti estremamente arretrati. E la tua pelle che era chiara. le tue interviste. E quando gli è caduta di tasca una spada,, ed eravate in casa d'altri. E il dilemma tra i calci in culo di muccioli e in calci in pancia che appena t'incontro. “lascia che ti biascichi che ho sonno”. scandisci. ti riallargo le pupille. quando eravamo stati prescelti. “Sono chiuse le fabbriche”. Quando senza neanche salutarci. E nelle docce fredde nell'aiuto della croce rossa nel campeggio gratuito di arezzo. Stavamo stretti. tra chiuderti in camera con dei lucchetti con combinazioni irrisolvibili. e dirti cianfrusaglie di discorsi neanche fossi il ministro della banalità. addio al celibato. in comunità. O in cliniche private. come i fantasmi con le divise da lavoro. indossando i futuri e i jeans rotti sulle ginocchia. queste cose case persone. l'odore di fumo dolce che lasciate in bagno. che vi trascinate dietro. per diventare mare. per andare di traverso.

lunedì 23 luglio 2007

La lotta armata al bar

se questa è la miseria. Delle nostre frontiere interiori. tre corsie delle autostrade. nelle iridi ferme immobili. i camion che faticosamente si sorpassano. questione di centesimi. venire fuori. molto civilmente. Venire fuori. E anche questi scritti stanno smettendo di parlare. per difendermi diventano dispersivi e vaghi. “parlare a vanvera è purtroppo l'unica forma di narrativa che concepisco e che riesco.” trascrivere cripticamente delle stupidaggini quotidiane. Chiudere lo scrigno dei tumori. E dei tuoi quaranta cuori circondati di marciapiedi di barriere architettoniche di complessi di appartamenti appena inaugurati. io ti assumerei. Milano è scomoda. È scomodo spostarsi. E soprattutto m'infastidiscono i titoli urlati e approssimativi di Libero. passando per Brescia entrare nei bar razzisti. spettatori di scene che esistono ancora,, appena fuori dal filo spinato di cui ci circondiamo,, circondandoci di persone che ci assomigliano. per tenere fuori la realtà. coi finestrini abbassati per settecento chilometri in tre giorni. Ferrara è sotto il livello del mare di qualche metro. E ad ottobre me ne voglio andare. Quando ti eri messa a ridere che in retro ero finito in un fosso. E a me non faceva ridere per niente. mi terrorizzano le cose che si avverano. tipo che dal palco moltheni mi chiama e mi chiede se si capiscono le parole. e gli dico Insomma. Gli dico Non tutte. con la voce rotta in tremila pezzi. che quando chiedo a giorgiocanali com'è andata mi dice Figata due volte. e io rimango intrappolato nei miei tre anni precedenti che se non fossero passati adesso sarebbero sorpresi. come la sara. federicofiumani al telefono alle sei di pomeriggio mentre non trovo il parco dove c'è il concerto. con quattro centrali nucleari solo per far funzionare i condizionatori. Milleenovantaciqnue (1095) pomeriggi con l'amplificatore a volume inutile,, seduto sul mio letto a una piazza e mezza,, pococonvinto. Quintali di frasi. Nessun parere favorevole. Nessun parere contrario a parte il mio. Smettiamo di suonare prima di mezzanotte. La notte l'hanno inequivocabilmente vinta loro. la comodità come ideologia. L'alcol test. Le ambulanze della fiat. Le mine anticarro della fiat. L'alcol test. Che quando gli hanno chiesto di dare un consiglio ai ragazzi ha detto “Lasciate la comodità. La comodità è putrescente.”


mercoledì 18 luglio 2007

"vorreivederevoi"

Che siamo dentro la via lattea. con l'orgoglio dell'insoddisfazione. Ci avvelenano i cani. Dici che siamo bravi a contenere e a tenere divisi gli scompartimenti. a guardare i fuoristrada che s'incastrano nei vicoli. “La locomotiva di Guccini in fondo era l'ode di un attentatore suicida al volante di un mezzo di trasporto pubblico”. E il treno dei desideri è deragliato l'altro ieri. i diserbanti sotto le ascelle. Broken bicycles di Tom Waits. E i coprisedili sono irreversibilmente sporchi. I cervelli fuggono. I coglioni restano. “non ci vuole la carta geografica a capire le cose”. E io credevo che morivano. E ancora delle fitte. L'ebrezza di suonare praticamente da sobrio. Nel carcere di Volterra. per problemi finanziari non riesco a prendere il treno per Roma. parleremo al telefono. sulle ipotesi di fare i disadattati per professione. i malesseri di questa gente che ha bisogno di pubblico. Ma c'era il copyright. Ti lascerai dietro le catastrofi. Ma c'era ancora il copyright. E io che credevo che morivano.

domenica 15 luglio 2007

"io sono l'unica cosa che mi rimane" (diocane)

tu dici che alla fine è colpa dei platani. e di tutte le nostre distrazioni. e il diaframma si sente quando piangi. nella notte inutile che ci ha divaricato le gambe. Siamo pronti per l'etilometro. Per dispensare baci. Per noleggiare bici altrui. per portare a spasso i vostri cani. per pisciare nelle provette sterili. noi cosparsi di crema spermicida. Coi segni sul collo. a studioaperto. la prossima stagione la maschera antigas. andare a lavorare con delle fitte non ben identificate e con foglietti ovunque e penne che pubblicizzano farmaci. nati da madri sotto anestesia. quando ti hanno portato a braccia a casa mia. Quando entrando in un bar dicevi Vado a farmi in bagno e poi prendo qualcosa. E le domeniche le strade del centro piene di bianchi caucasici di merda. La notte narcotizzata che ci ha ristretto le pupille. i tuoi capelli che sono fili scoperti. che sono nastro isolante. che sono fili scoperti. che alla fine in generale non può essere più di tanto colpa dei platani.

giovedì 12 luglio 2007

ma era proprietà privata

grida tu qualcosa. come quando dai tuoi occhi traboccava il cielo. e cosa vuol dire questa cosa di darsi. di prestarsi a qualcun altro a tempo indeciso. impreciso. per poi vedere insieme le macerie del paesaggio. scambiarsi i modi di dire. farsisoffrire. non darlo a vedere. rimanercimale. che non mi vieni a vedere. organizzare i miseri giorni di ferie. dei dipendenti. Trovare dei posti sperduti. ma tu ci sei già stata. telefonami di notte ti prego svegliami. relativamente vicini e poco costosi ma. tipo due anni fa. li avevi già visti. sti posti. degli alberghi infami che però mettono paolo conte appena svegli. prenotare per piantare le bandiere su marte. sulla bocca chiusa. Ma era proprietà privata. fammi guarire. fammi passare. ma fermami. ho perso un foglio su cui avevo scritto delle cose che non mi ricordo. solo che tutto sia sopportabile e rivoluzionabile. e che la solitudine sia solo un animale domestico. e ci faccia dei massaggi thailandesi. invece di complicarci lo stomaco e di disidratarci. in litri di pianti abbastanza imbarazzanti. E troppo occidentali. tu non mi dici niente. anche perché adesso dormi. le nostre vite precedenti. cosa stavamo facendo contemporaneamente. amareètuttountornare. le nostre madri abbandonanti. i compleanni i supplementi sui biglietti dei treni interregionali i telefoni fissi i compiti per le vacanze i nostri fratelli. i nostri laghi interni. scambiarsi la saliva e le illusioni. in cosa consiste. la notte burocratica. la notte democratica. la notte amministrativa e professionistica. “la difficoltà di costruire una zattera. ho la scatola dei ricordi che esonda. Ti prego torna. Ti prego torna. da dove sei venuta.”

martedì 10 luglio 2007

negli inceneritori

Il campo di concentramento del cervello. Due spruzze di valium. Bava & vomito come dentifricio che ti danno il buongiorno. Sacco e Vanzetti che si rigirano sulle sedie elettriche. grazie per avermi rovinato la vita. Con i ventilatori addosso ti scrivo. E hai pensato a me quando hai visto uno zuccherificio. I cormorani che girano sulle vostre teste e i cocoriti nei negozi. E ti sembra che crescono scarpe e vestiti sugli alberi. Col navigatore satellitare scopro dove sei a mangiare. Hanno tantissimi dipendenti perché ognuno fa volentieri la metà di quanto potrebbe. E mi dici che un motoscafo ha fatto a pezzi un tizio. e finalmente abbiamo perso il conto delle volte che ci siamo visti. ti sei ferita ma hai ancora 99 cerotti, non c'è da preoccuparsi. per le corde vocali infiammate. per stare zitto per una settimana. e confondere i nomi propri delle vite precedenti. disadattati. è peggio la mussolini di suo nonno. Negli inceneritori. un libro di ricette a base di olio di ricino. Le classi differenziali. I bambini e noi di Luigi Comencini. La chitarra in bianco e nero di Neil Young in Dead Man. delinquenti nelle foto sui giornali scappano quando vengono inseguiti. poi perdono le ruote. Ti saluto quando ti vedo passare ma ho i vetri oscurati e non mi riconosci. faremo un figlio e lo chiamerenmo mitra. sono alcolisti da quattro generazioni. La maggioranza silenziosa. La maggioranza rompicazzo. quando mi hai chiesto Ma tu ti facevi.

domenica 8 luglio 2007

"quando i vecchi dissero e gli squilli del telefono coprirono"

non brilli certo in pulizia ma tanto chi ti bacerà mai” iniettarsi della camomilla per cercare di addormentarsi. sentirsi dei coglioni ad essere senza soldi e spendere sei euro e cinquanta per prendere una rivista. con una recensione per farmi fare una bella figura con me stesso. E i sonic youth suonano mentre io sono al bar a lavorar come le star. E petra studia un linguaggio che in tutto il mondo conoscono solo in un centinaio di nerds. tra un trionfo e l'altro. Gli anni bisestili non arrivano mai. Le mie permalose registrazioni. A me mi. A me mi. Ti vendono le sigarette le polacche. in irlanda. io e suo zio siamo lo zimbello di cork. un assorbente in tasca. Una caccia al tesoro nel callcenter. che mi va via la voce. il mio fascino del falso modesto. Le mie paure personali. Il mio microcosmo. Contentrato solo su di me. a me mi. A me mi. i vicini che mi bussano dal piano di sotto quando attacco il distorsore. il loro soffitto che sarebbe poi il mio pavimento. Rapinati. i visitors. “a uno a uno io esplodo i proiettili destinati ai vostri crani, io lo faccio.” con le mie magliette sbiadite.


venerdì 6 luglio 2007

"quando contenuti dalla polizia i ragazzi salutarono la musica che venne trascinata via"

e qui comanda l'acqua comanda il vento. concerto non si fa non si farà”. In realtà sono al settantesimo cielo. per la proposta di federicofiumani di rifare un suo pezzo. che non dormirò per decenni per decidere quale. poi i viaggi psichedelici in chiesa da piccoli. A contraddire interiormente i preti. e quando la domenica mattina ha smesso di esistere. È stata estinta. Sono stati deportati in siberia anche i sogni degli elettrodomestici usati nell'est. Birò che è mineggiante. Le tue cose. Le mie cose. sergio endrigo che s'inventa 1000 canzoni nuove per i tuoi occhi. fissarti per secoli. appoggiata di schiena alla parete. sei una specie di intonaco che nasconde le crepe. “Per i giorni e i giorni grigi”. I campi di girasoli con la crema autoabbronzante, che si guardano le scarpe. “Mille canzoni nuove che tu non canti mai.” interferenze. ti presento i miei difetti. i miei problemi psicotecnici ai concerti. i loro sguardi che sono tutti incredibilmente seduti per terra e zitti. i miei cachet ridicoli. la mia mancanza di vacanza. mi nascondo nell'armadio. avere delle belle notizie e nessuno a cui dirle è come non averle. E magari essere come le processionarie che sono delle specie di bruchi che abitano gratis nella loro bava. “fottiti tecnica. vaffanculo impianto.” davanti alle stazioni con le macchine in folle. contraddirsi. le sigarette e i condizionatori che mi deumidificano la gola. dici dei nostri persorsi nell'italia diversamente settentrionale. e che i vigilantes non mi arrestino per la tua apparente minore età.


martedì 3 luglio 2007

sotto i tetti di eternit

solo che non ho vestiti puliti con cui abbracciarti. E i poliziotti che ci cantano le ninnenanne nella scuola diaz. la tua voce al telefono. E padroni non verranno a prenderci. federico fiumani mi ha scritto. io ero per trequarti morto. E poi in casa non c'è neanche niente da mangiare. che nessuno ha tempo di stare dietro a queste cose. Stendere le magliette fuori dalle finestre. sperando che l'odore della città superi l'odore del sudore. Poi una soddisfazione che quelli dell'UDC che mi hanno fatto suonare in piazza alla giornata mondiale del rifugiato si sono indignati e vogliono delucidazioni sulla cosa che ho detto durante il concerto. Cioè. :“volevo dire ai rifugiati politici che se avete la possibilità di decidere vi sconsiglio vivacemente di rifugiarvi in questa città (ferrara) che è una città a misura di vecchio rincoglionito”. il tutto detto con un umile ghigno da alcolista. comunque il vostro rimanerci male è quanto di più soddisfacente mi sia capitato da quando suono e dico queste stronzate. Tra l'altro domani sera suono ancora purtroppo in questo posto di merda e aggiungerò che questa città è a misura di vecchio rincoglionito proprio perché l'oligarchia di stipendiati di pseudosinistra che la amministra è composta di biechi accapparratori di voti di pensionati col parkinson e di ascoltatori delle reazioni dei residenti che vi cacate sotto di perdere lo stipendio. tipo i verdi di ferrara che firmano per l'inceneritore. vi si augura (sarcasticamente, che magari non lo capite) una vita lunghissima e piena di gioia, anche per i vostri parenti tutti (a cui avete trovato un lavoro in comune.) e qui tra l'altro bestemmierei la madonna. E la lavatrice non funziona proprio più. e la candeggina sulla maglietta ha disegnato il tuo profilo sulla mia pancia. poi costruiremo delle molotov con gli avanzi del pranzo delle quattro di pomeriggio e con le croste delle pizze. le delusioni che mi riserverà la musicisticità.

lunedì 2 luglio 2007

"dormi che domani il mio burro piegherà il tuo acciaio"

Tipo la distanza che c'è da qui a milano. I giorni liberi. I giorni prigionieri. sto dando da mangiare al mio ego. suono quello che vuoi. cosafacciamo. quandocivediamo. quando finalmente si saranno sciolti anche tutti i gruppi rock. e i batteristi chissà cosa faranno di loro. e i deodoranti poco aggressivi. Poi noi due. Tipo tante luci. Tipo protette da infami barriere architettoniche. Le nostre aspirazioni. Deportati i nostri sogni in siberia mentre eravamo in fase rem. e andiam andiam a lavorar. Vivere in una città circondata da montagne. O dalla punta arrotondata delle tue forbici. Vivere a Sarajevo nel 1914. nel 1994. e prendere a calci le sedie di plastica. Quando sono arrivato in spagna e pioveva e ti dispiaceva che ero cambiato. La tua casa era gelata senza gatti e senza altri elettrodomestici. distribuisci volantini che tutti buttano per terra. “le cose perfette non ci portano fortuna. dobbiamo metterci d'impegno e rovinarle una ad una." per riaggiustarti le dita rotte per i ponti interrotti i ponti distrutti. "e sarà luglio col bene che ti voglio."

venerdì 29 giugno 2007

"nelle vite spezzate ricucite alla cazzo"

"i viaggi solitari i percorsi arroganti sono finiti male senza proclami senza giubilei nelle piccole storie". E invece loro si prendevamo le birre al supermercato e se le bevevamo calde. Oppure le mettevano nel banco frigo facevano un giro a guardare le tette dei manichini e poi tornavamo a prenderle. e le pizze surgelate non erano ancora state inventate. stupri nei parchi. farsi su delle sigarette. frontali contro macchine di albanesi ubriachi. tutti morti sul colpo. avere ventanni tra milioni di persone. claudio lolli sindaco di bologna. per futili motivi smettere di avere ventanni. Raciti investito da una camionetta della polizia. gli occhi da cane che si arrangia dei sopravvissuti al punk all'eroina alla lotta armata ai suicidi di massa nei bagni delle piccole e medie imprese degli anni ottanta. Alla guerra civile che c'è stata in italia e nessuno che l'ha raccontata. Con le armi nascoste nei bar. La macchina a metano per arrivare a milano. I manganelli telescopici. I tuoi licenziamenti senza giusta causa. dormire con te che mi dai delle gomitate. e rompi le vetrine. come mai. I portapizza che conoscono la città a memoria. le anoressie. i libri della biblioteca scaduti. gli psicologi. i commercialisti. i notai. "e non si torna a casa si rimane così magari un po' perlessi su treni fuori orario scendendo scale mobili aspettando un passaggio che non so se verrà ma non credo che venga."

giovedì 28 giugno 2007

"quando i volontari pulirono dal sangue i teleschermi e i previdenti vi posero sotto catini"

Avere la brace della sigaretta come abat-jour. siamo tra l'altro anche l'esercito del fare le cose per i cazzi nostri. Le zanzare ti trovano deprecabile. poi facciamo un giro in macchina con una bottiglia di vino decisamente troppo frizzante che a contatto con la nostra saliva fa una reazione chimica e diventa come la schiuma degli estintori. e tu (coneleganza) sputi ogni sorso. Poi guardi in internet gli orari e i prezzi dei treni per tornare e ci escono delle vezze salmastre dagli occhi. andiamo a vedere la pioggia dall'argine del fiume più inquinato d'italia e torniamo a casa con la malaria e poi ci ordiniamo una pizza. C'era qualche centimetro di arcobaleno e nella mia macchina il freno a mano è un optional. Ci svegliamo ogni tanto solo per dirci quanto siamo stanchi e sfatti. poi ci riaddormentiamo aggrovigliati. con squadroni di formiche che ci precorrono le braccia schiacciate sotto le reciproche teste. le nutrie conquisteranno il mondo e faranno dei figli cinesi. e i sindacati finalmente si scioglieranno come le famiglie cristiane e non. il silenzio innaturale di ferrara di sera. i capelli sugli occhi. I cani con la cintura di sicurezza si affacciano dai finestrini delle macchine e insultano i ciclisti. i capelli sugli occhi. eterosessuali e uccisori d'insetti che non siamo altro. mi dici per favore di non parlarti di cose drogose che per un po' ne faremo senza. e a settembre comunque bisogna cambiare casa. E contemporaneamente registrare. alloggiando tipo in un campeggio di nudisti in pieno centro storico. venerdì arrivo alle sei chiedendo informazioni ai passanti e dicendogli grazie e arrivederci anche se dovrei dirgli addio. ma sarebbe melodrammatico. e ti faccio sentire il pezzo nuovo con le mani che non potrei mai vincere a shangai. Arizona dream e i venditori di tutto. suonare davanti a nessuno a bologna suonare davanti a nessuno a prato. suonare davanti a nessuno a vicenza. sempre alle nove di sera che c'è il coprifuoco dappertutto. è una specie di guerra civile con i vecchi alle finestre come vedette. che non pisciate sulle loro porte. e confusamente le nostre personalità procedono in file sparse e si sposano in municipio. gli amici ci tirano i loro cosiddetti denti da latte e del sale grosso. accapparrarsi i voti dei pensionati e dei rompicoglioni. effettivamente noi non votiamo. a mezzanotte i cavalli bianchi diventano gatti con l'AIDS.


domenica 24 giugno 2007

"ognuno sogna porno"

guidava e ci guardava dallo specchietto retrovisore. ci raccontava i sogni partoriti dal suo subconscio corrotto dai film fantascientifici. e dagli slogan pubblicitari. per andare a suonare passiamo per Ca' Emo. Parlarsi a costo zero fino a cinque chilometri. Le tue omeopatie e magari tipo scopare anche a tempo indeterminato. sentire che mi chiamano dalla finestra che bisogna partire e l'amplificatore pesa sempre di più. precipitando da quattro rampe di scale. “ti svestivi poi appoggiavi i piedi contro il freddo del poliestere”. e le cose che ci siamo detti. Scambiandoci i microbi. sul palco con delle luci fortissime sulle tempie che mi fanno sudare vino bianco. che il padre di un mio amico gli diceva che il campari non è buono fa bene. Come quando al giro d'italia gli spettatori tirano delle secchiate d'acqua ai ciclisti che passano pensando di fargli un favore, invece magari li fanno cadere. delle mucche sui camion in autostrada. Farsi venire delle polmoniti batteriche con l'aria condizionata e le polveri sottili sotto le unghie. due accordi e buttarci sopra le parole. farsi tremare le gambe a forza di urlare. rompere i bicchiere che scivolano di mano mentre ti applaudono per convenzione sociale. Mi sali sul cuore. Mi cadi dal cuore. Domenica parti. Ad alzarsi presto la rottura di cazzo è che mi viene fame una volta in più. “a causa delle mie perplessità nel trasferirmi da te”. con le nostre discussioni immateriali sui sentimenti ci facciamo derubare dalla tim. ci vediamo venerdì quattro ore tra cento persone. con gli ulan bator in sottofondo. poi sabato vado a prato e domenica lavoro. ricaricare il cellulare all'autogrill. Pisciare all'autogrill. Mangiare all'autogrill. Sgranchirsi i pensieri più radicali all'autogrill. Tipo che questa settimana ho visto di più Vittorio Sgarbi di te avendolo incrociato due volte in due città diverse. “in tutte le auto in cui ti sembrava di sentire che tutta la tua solitudine stava per finire”. E i cardini delle porte che per qualcuno cigolano per altri canticchiano. “la storia più porno che hai tienila in serbo per quando torno da lei”. e mi dici che non ci sono più sigarette solo vestiti che puzzano di sigarette. malatissime gelosie retroattive verso chi c'è stato prima di me. che mi spaccherei il setto nasale come i pugili prima di vivere con te così poi puoi farmi quello che vuoi che tanto non mi succede niente e posso continuare a girarti intorno facendo finta di colpirti e poi abbracciarti finché l'arbitro non riesce a staccarci. “mentre io aspettavo te si lavora e si produce si amministra lo stato il comune si promette e si mantiene a volte mentre io aspettavo te il marchese La Fayette ritorna dall'America importando la rivoluzione e un cappello nuovo mentre io aspettavo te ancora penso alle mie donne quelle passate e le presenti le ricordo appena mentre io aspettavo te Otto von Bismarck-Shonhausen per l'unità germanica si annette mezza Europa mentre io aspettavo te Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tuttora in voga mentre io aspettavo te.”


giovedì 21 giugno 2007

disoccupate le strade

che sotto la maglietta ti eri slacciata il reggiseno. che ti sembrava di respirare male. godendoci i testa coda della polizia di questa repubblica democratica. infondata sul lavoro. come fossimo a montecarlo. invece le pareti poco rassicuranti di camera mia e i calci nei vetri. e le portiere sbattute che ti rompono le dita per sempre. sarebbe bello ricordarsi anche di chi non ti lascia vistose cicatrici. E poi i fiori di bach e la fiamma ossidrica sotto la carta stagnola. La carta igienica è finita. e il peggiore bagno del nordest si allaga e si lava i capelli e le ascelle da solo. per domani punto una sveglia feroce (e lontana più di tre metri da me) alle nove. e la voce metallica della stazione di monselice alle 11:03 scoppierà a ridere. vedendoci maldestri. e ti eri slacciata anche i pantaloni perché ti sembrava di respirare male. e se fossi battiato ti proteggerei dalla paranoia e dall'ipocondria. e dai miei sbalzi d'umore. e dalle lune distorte e dalle lune conquistate. con le bandiere a stelle e strisce ancora piantate. Tanto nessuno ci costruirà la sua casa sopra. Si è ammazzato ieri. E quando me l'hanno detto me l'hanno detto in dialetto. per ammortizzare. Poi domani torno subito che alle sei c'è il soundceck con il sole bastardo. e viene anche lei con la sua bambina, e noi le fumiamo lontano. e se c'è vento non fumiamo neanche. per salvaguardare le sue narici piccolissime. e contagiarci delle risate. Io in italiano gli ho detto Cazzo dici? poi come se fosse importante gli ho chiesto dove l'hanno trovato. In bagno. Che l'amore è un mostro. In tribunale intanto è sgocciolato fuori il nostro sangue dai congelatori. domani prendo cinquanta euro. E la digos ci fa le foto ricordo col cellulare. nei tuoi occhi probabilmente annegheremo felici e fatti.

mercoledì 20 giugno 2007

Stasera mi sono superato. E c'era la linea continua. Ho perso trecento euro. Ho suonato in un posto per due birre e un panino e poi ho cominciato a camminare traballante in mezzo alla gente con la mia sportina con i cd da vendere. E il portasoldi con i soldi dei precedenti trequattro concerti. Trecento euri. Poi dopo un po' mi guardo la mano e in mano non ho più niente. L'ho appoggiata da qualche remota parte. Poi però ho fatto un allegra conversazione con la voce registrata della vodafone perché avevi il telefono spento. come mi avevi promesso. E le ho detto che comunque era andato bene il concerto che avevo suonato venti minuti perché mi sembravano già annoiati e che sentivo bene anche sul palco. Che ero fradicio di grappa e che mi sembrava di vedere dei bersaglieri che correvano verso la montedison. Che ero fradicio di cocaerum e mi era sembrato di vederti. che ero annegato nella birra portata da casa e nascosta nello zaino. Perdere trecento euro per un povero è come partorire dei gemelli. ma è colpa della mia incuria. Per essere eufemistici. E se potessi ti disinnescherei la tachicardia. E adesso con cosa si paga l'autostradaperandarasuonaramilanovenerdìeilmetanoeilfottutoaffitto. fortunatamente qualcuno ha inventato le bestemmie. per celebrare momenti memorabili. come questi.

martedì 19 giugno 2007

"la speranza la lascerei agli stronzi"

i nostri sistemi nervosi dirottati. abbattute le torri gemelle e tutti gli altri ecomostri sulle coste calabresi. e ci sono i tuoi capelli dappertutto. perlustrati i miei difetti. i baci dall'irlanda che prendono il traghetto attraversano la manica arrivano a ferrara ma alla fine sbagliano incrocio e baciano un altro. sound ceck da ubriaco con le cose che non funzionano mai. e la chitarra scordata. che bisogna provvedere. mentre mi parli e contribuisci allo scioglimento dei ghiacciai. e ti giri verso di me chiedendomi se ho ancora sonno. e ti dico che è presto che sarà al massimo mezzogiorno. e invece poi sono le tre di pomeriggio. e devo andare a lavorare e tu te ne devi andare. lasciandoti dietro un profumo di fumo buono. presumibilmente di nero. "e la notte si misura a morsi". salvati dai tentati suicidi. nel ministero dell'infelicità. in un film di antonio rezza. cosa ti dimentichi. che tanto non ti devi preoccupare che tanto questi rapporti vanno sempre a finire male. gli attacchi di panico e il ciclo. e le lenzuola sono così bianche per farsi sporcare. le compagnie telefoniche poco concorrenti. i tuoi occhi luccicanti che ti trasferiresti con me. che in una settimana di convivenza finiremo al prontosoccorso. per disidratazione e spossatezza come il cantante dei motorhead. andare a suonare quattro canzoni abbastanza vicino al mare peggiore. "un anno ha nevicato un altro anno sembrava potesse esserci un colpo di stato". evidentemente non c'è stato.

sabato 16 giugno 2007

siamo l'esercito del sert

siamo l'esercito del sert. e ci sono rimasto male. leggermente. mentre guidavo verso bologna e mi mangiavo la pianura e le industrie con degli sbadigli feroci. che mi facevano perdere il controllo della macchina con la tua risata telefonica. posso essere uno stupido felice un prepolitico un tossicomane. quello che se ne va. quello che se ne va nelle storie d'amore. quello che se ne va perchè ha paura. intanto vengo lì domani. e la i finale mi scolpisce lo sterno a forma di non so cosa. dopodomani non lo so. e il piede destro sul freno. sul mio rimanerci male. e domani a suonare alle nove alle nove e mezza mentre la gente ha la pancia piena. e contare le tue parole sulle dita e le lenti a contatto perse. e le corde di chitarra rotte. stendono i panni sui fili telefonici con cui ci parliamo. stendono i panni sulle vene ritrovate all'improvviso. quelle benedette che si vedono bene. anche con la luce viola dei bagni del mc donald. le vene dei miei amici. e andiamo a sceglierci i vestiti più brutti che troviamo. e facciamo la cena di compleanno alla caritas. e chi ci parla di musica. con la fionda dalla finestra. sassi contro i cosidetti cuori umani. sezionarsi vicendevolmente. cerco di convincermi che le distanze sono una cosa bellissima. e lo sono. di sicuro. ma vaffanculo. devo andare al lavoro. devo andare al lavoro. devo andare al lavoro. devo andare al lavoro. e anche se ti sentissi fredda. non ti brucerei. mentre mi lasciava salutandomi e celebrando un funerale agitando la mano, salutandomi, in un aeroporto a santiago. io che pensavo che le città finiscono ai bordi degli aeroporti. sparpagliando le lacrime nei corridoi degli aeroporti. mentre passavo attraverso al metal detektor con gli occhi lucidi come le piastrelle del pavimento di un bagno di una qualche pubblicità di detergenti. e mi facevo portare a roma a mezzanotte sorvolando da solo le luci di quest'europa ipotetica. come i cani lanciati nello spazio. tornavo a casa un po' nervoso.

venerdì 15 giugno 2007

"prendo a fucilate tutte le zanzare"

Di lettere d'a _ _ _ e guardando i lampioni spenti e gli spacciatori tunisini che si rincorrono in strada a quest'ora scambiandosi opinioni in modo oserei dire concitato. E tirandosi delle bottiglie di moretti da 66 cl vuote che fanno meno male. Però domani sarebbe bello uscire di casa e trovare delle pozzanghere di birra sgasata. che i cani fanno dei brindisi alle loro vite sputtanate. e sto scrivendo un pezzo orribile e orecchiabile. che a volte mi piace. e mi sembra di essermi trasferito in una cazzo di canzone di battisti che lavora e pensa a lei che non dorme e pensa a lei che non è stato divertente e pensa a lei. almeno non c'è da pagare l'affitto il sette di giugno che è già passato,, e federico fiumani che stasera suona da qualche parte vicino ad empoli e lo penso che sbraita padrone dove sei? padrone vieni a prendermi padrone vieni a prendermi. penso che l'affitto lo pagherò il trentasette di giugno. E le nostre diete mediterranee che demolirebbero edifici interi ed intere generazioni. e le tue mani da queste parti. E le porte di carta di questo appartamento. E precaria era l'aria e anche l'acqua della doccia. E liberiamo i partigiani dalle case di riposo. E le lettere di Susanna Ronconi nel carcere speciale,, noi nei nostri corpi. Le tanto attese mestruazioni e le rivoluzioni. ci andiamo a sposare in coma etilico a las vegas. e laviamo i marciapiedi col sangue di qualcun altro,, “e non c'è più volontà dammi da bere come quando eravamo a milano a guardarci le vene”.

giovedì 14 giugno 2007

"settembre aspettando i massacri successivi"

Alla fine è vero che i cuori praticamente vanno in letargo poi si svegliano di soprassalto riconoscendoti alla cassa all'ingresso. ma si devono ambientare come un migrante sudafricano a milano. Vorrei tanto rivederti e portarti con me in posti orrendi,, dove vado a fare dei concerti tipo davanti a trenta persone di cui dieci fanno la fila per la birra e non mi cagano per niente,, altre dieci parlano tra loro e altre dieci ascoltano ma non si sa come pensano e cosa sentono. Una volta, era ad empoli non a bologna e c'era un bel po' di gente perché aprivo il concerto di Moltheni e sotto il palco proprio davanti a me c'era questa bambina di 6-7 anni che mi guardava negli occhi mentre suonavo e mi guardava tappandosi le orecchie con le mani. Mi faceva venire da mettermi a ridere e da scoppiare in miliardi di lacrime che facevano le cascate giù dal palco. Poi in qualche altro modo tecnologico ci abbracciamo appoggiando la fronte sullo schermo del computer. E poi non ho mai fatto nessun concorso,, ma si vincono cinquecento euro e sarebbe bello il ventunluglio. E a settembre scambiarci le case. E trovare altri lavori e vince chi trova quello meno pagato. ma mi batti perché tu lavori gratis. e dormivo con lei in macchina a recanati dopo un concerto di de gregori e io non potevo dormire facevo la guardia da non si sa cosa a non si sa cosa.

mercoledì 13 giugno 2007

mi ami?

Adesso se fossimo in un telefilm ti dicevo che ti amavo. Così,, coniugando anche male i verbi. E noi vezzo siamo meglio. Di un telefilm. E infatti non ci diciamo niente. Poi guardavo attraverso i tuoi occhi che sono praticamente trasparenti. Come i tuoi polsi. Poi non ho il preservativo e tu sei molto fiscale. E mi viene da ridere. Mentre Dente in sottofondo canta delle cose lacrimogene. E prima di dormire siamo talmente fatti che non riusciamo a parlare, solo guardarti mentre mi scardini con tutti gli oggetti contundenti che trovi la gabbia toracica,, manometterla,, sabotarla,, stropicciarla. E Dente l'unico momento in cui non l'ho visto vicino a splendide ragazze dai seni o dagli sguardi importanti è stato quando era sul palco. Che era da solo o con il Sig. Solo. Poi chissà che lavoro faremo. E vorrei traslocare. cazzo mille euro al mese sarebbe lusso sfrenato. cazzo con mille euro al mese ti porterei a mangiare fuori ogni sera. A mangiare anche dei fiori. e sarei sempre sugli eurostar a sfogliare riviste costose per venirti incontro. E Pol qui è un casino anzi un casinò. E le eclissi immense per cancellare le facce e gli arcobaleni domestici. E i cani che si sdraiano a pancia in su. E non riesco a stare dietro ai cd da spedire. Fammi leggere quello che hai scritto,, di sfregature e di mezzi pubblici. Fammi fare colazione con la tua bocca viola. Il modo con cui pronunci alcune parole, che sembri una straniera trapiantata. E abbasso le saracinesche dei negozi sui miei occhi e mi nascondo e mi asciugo tra i tuoi capelli biondi per piangere di nascosto. vezza. Ma tanto te ne accorgi e mi dici di No. Scusami è che sono stanco & debilitato da tutto quello che abbiamo preso fatto fumato sorseggiato e che non abbiamo mangiato. Che ci siamo sdraiati vicini con i cuori arresi. ma a dibattersi. con i capelli appiccicati alla fronte. Le occhiaia ti donano. poi mi chiedi Vuoi scopare? e sai che è una domanda retorica. poi i lavavetri per i miei occhi. E i piccioni mi si appoggiano sulle spalle e mi accompagnano in stazione. E mi ritorni in mente. Bella come sei. “come mi abbia spezzato le costole - quando mi ha abbracciato a metà”.

"la tua assenza è un assedio"

tipo in una canzone un vecchio cantautore che tra l'altro è morto presto,, e si chiama pierociampi,,in una canzone diceva che "la tua assenza è un assedio"
e non dormo neanche. che l'amore è un mostro. mi sa. non ho neanche soldi nel telefono. e non posso lamentarmi con dei condomini a caso. va be'. non vado a buttarmi sotto un treno solo perchè non ho voglia di fare la fila. e poi magari non mi rispondi solo perché (inserire una frase a caso).

giovedì 7 giugno 2007

mi sa che hanno i fanali accesi per investirci

siamo nella merda, finalmente e fino al collo. ci sediamo in disparte in mezzo alla gente. siamo rimasti indecisi. decisamente. davanti ai tuoi modi di parlare,, di agitare le mani,, di non telefonarmi mai. di chiedermi di farti compagnia. i miei litri di sambuca con chili di ghiaccio. sabato mi sveglio relativamente presto e prendo tutti i treni che riesco. Biciclette rubate. Biciclette smontate. E ridipinte e riridipinte. Andiamo a farci male. “mi ammazzo di cinefilia portami via.” con la tachicardia quando s'incrociano posti di blocco della polizia. butta fuori dal finestrino tutto. faranno un rave le formiche coi nostri avanzi. non lo ritroveremo mai. compromettere i rapporti umani. e non uscire la sera. Andar al bar a lavorare. Come le star. L'ultima frontiera del pronome noi. Boh. L'irreversibilità di averti a tua insaputa intravisto il capezzolo destro. Gli interessamenti per le persone più fatiscenti che incontri. grazie anche degli apprezzamenti ai testi,, testi che tra l'altro vorrebbero essere incitamenti a resistere spudoratamente e invece porcaputtana fanno venire da piangere,, i cani della finanza avevano paura dei disorder gruppo punk inglese appena atterrato all'aeroporto di milano. Era il 1984. erano tutti allegri e moribondi. però c'è stato il lieto fine, alla fine sono morti tutti. Poi sono arrivati i soldati e le estati.

martedì 5 giugno 2007

perchè non ci siamo mai rincorsi come nei brutti film

prostitute in tute blu. Avevi ragione tu. Non ti riassumeranno più. Bombe a grappolo dai cieli con dentro il tuo curriculum inverosimile. Dici che poi ti richiamano loro. Ma ti sa che non ti richiamano. e mi dici a bassa voce che sei un po' demoralizzata. mi immagino le tue corde vocali che fatica che fanno a fare queste dichiarazioni da film melodrammatico statunitense. a miliardi di centimetri da qui. uno dei tuoi difetti migliori è che dai del tu a tutti e non te ne rendi conto. coi poliziotti coi professori universitari coi turisti che ti chiedono informazioni coi vecchi bibliotecari e coi ginecologi. io le ho chiesto se mi presta un metro quadrato di pavimento per sabato sera, che poi sarà domenica mattina. Andremo a bere vino sottobanco negli stand delle etichette indipendenti,, indipendenti soprattutto dalle mie canzoni tutte uguali. Lei mi ha risposto che bello. Vieni pureeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

lunedì 4 giugno 2007

le lune dei tuoi occhi disfatte

e mentre ci abbracciamo le zanzare ci mangiano. E non riuscirete a tenere nascoste le provette del nostro sangue nei congelatori della questura. ma mi metto a litigare per dieci euro in meno. e Lì non ti vorranno più a suonare. Per dieci euro ora ne hai persi cento tra tre settimane. Amen. Voglio ciò che non ci spetta. le monete per pagare il casello autostradale. Lavarmi i denti con le antenne della televisione. Durante la pubblicità. la cosiddetta felicità. spettinato a prendere a testate i microfoni alla fine delle canzoni. Mi capita raramente di pensarti. con il magone delle madri. Mandarti un messaggio per dirti che è andato abbastanza bene il concerto. nonostante il brutto tempo. non ho sentito niente di quello che ho fatto perché la spia non spiava. E l'umidità esagerata mi rovina le copertine delle copie dei cd. e giorgiocanali mi ha detto che gli è piaciuto. E non ci credo neanche se lo rivedo. neanche se trovo il posto dove finiscono tutti gli accendini persi o quelli rubati. Il 20 giugno c'è il processo. Ci dovremmo alzare presto. Alle nove. per ricominciare a suonare e farci saltare in aria davanti al tribunale. E non riuscirete a tenere nascoste le provette del nostro sangue nei congelatori della questura. Si sente male,, sarà la distorsione satura,, saranno i larsen involontari,, le spie che non mi spiano,, le zanzare che pranzano,, ma si sente male non si capiscono le parole,, e non trasmettono da nessuna parte quello che mi sta succedendo,, quando mi sgolo e mi scardino la gabbia toracica davanti ai passanti. mi guardano come se ci fossimo capiti. per congratularsi con la mi trachea infiammata e con le mie corde 011 vecchie che non si sono rotte. E con una certa modestia mi dici che sei rimasta incinta. verità, la verità. per federico aldrovandi.

venerdì 1 giugno 2007

non siamo scappati più

e vagare nei corridoi delle case dei nostri genitori. imparati a memoria. per quando torni dall'Irlanda farò rifare l'asfalto. Dopo una canzone vagamente allegra me ne viene fuori sempre una lacrimogena. E mi vergognavo facendogliele sentire. Tenevo lo sguardo sulle mie scarpe bruciate da un lato. e farsi sostituire a lavorare per andare a suonare. hai provato a telefonarmi stamattina ma stavo inequivocabilmente dormendo come quando succedono delle cose importanti. tipo quando abbattono le torri gemelle. o si accoltellano i tunisini sotto la nostra finestra. Ti sono passato davanti per andare a farmi derubare nel minimarket in centro. non mangio mai. ma poi se vuoi ci rivediamo tre volte che tanto poi parti per tremila settimane a palermo. in macchina cantavamo andando al lago. ti facevo leggere i miei racconti orrendi. Ti facevo buttare i miei racconti orrendi nella raccolta differenziata della carta. quando dormo guido piano. in macchina cantavamo. nonostante i reni dei bambini messicani,, nonostante le canzoni di marcomasini,, nonostante te,, nonostante il confino fascista di Ventotene diretto da Marcello Guida che poi è diventato questore di Milano negli anni della strage di piazza Fontana,, nonostante me.

giovedì 31 maggio 2007

ci piscino pure addosso gli angeli e i conoscenti morti negli incidenti stradali

un mio amico,,dopo che abbiamo guardato tutto il cofanetto di twin picks si è svegliato alle sette di mattina con una tortora sulla pancia. un altro mio amico,, non funzionava bene la connessione e ha distrutto la tastiera sbattendola ripetutamente sullo schermo. un altro mio amico è stato mollato da una mia amica perché le ha fatto perdere un rene a causa dello stile di vita dissipato da lui professato. Lei è andata a casa perché aveva fretta di leggere un libro di Barthes che parlava di frammenti di discorsi d'amore,,mi pare,, la vodka miscelata al campari diventa miracolosamente una droga pesante.

mercoledì 30 maggio 2007

per combattere l'acne

Per combattere l'acne la tua frangetta è diventata una zona militare. con un cartello con su scritto Limite invalicabile. Ti ho promesso che abiteremo in un centro sociale affacciato sulle discariche e sul mare. ma non credo che sia vero. Scaricare gli strumenti dalla macchina e fare tre rampe di scale. settanta euro per suonare. E perdere tutti i plettri che mi sono rimasti. Cercare col metaldetektor le monete per pagare l'affitto. Fare passeggiate su spiagge deturpate. Dopo una lunga meditazione mi dice che preferisce andare a dormire. e che magari potremmo vederci un altro giorno,, magari di giorno. magari mentre dormo. quella notte ti propinavo un film di Monicelli ma tu non ridevi. eri appena tornata frastornata da Parigi. eravamo seduti scomodi. io non mi ero pettinato abbastanza per vederti. e le tue sigarette mi abbassavano la pressione. Tu avevi scritto qualcosa di sicuramente contorto da darmi ma poi ci avrai fatto degli aerei carta da dirottare sulla casa bianca,, sulla città del vaticano,, o sul cremlino,,


martedì 29 maggio 2007

come back september

A Dublino mi dici che dormi con venti persone nella stessa stanza. Affamata e relativamente in allerta. E intanto il distributore di sigarette ci ha mangiato cinque euro. Non ci resta che scoppiare a ridere a dirotto. Come quando ci svegliavamo in tre nel letto con le braccia informicolate. In piena pianura padana ma col fuso orario del Giappone. Dicendoci che finalmente era domenica. che un portapizza non santifica neanche la fica. ci dicevi. credo che ci raccontassimo cazzate anche rintanati nel sonno. Io dormivo in mezzo, era stupendo, era come avere due guardie del corpo al contrario. che sorvegliavano se ti eri massacrato abbastanza. Per ammazzare il tempo qualcuno è quasi morto. E comunque ci siamo sconvolti tutti. Per ammazzare il tempo. mi svegliavo di nascosto paradossalmente allegro, e andavo in bagno a leggere le scritte sulle pareti. ero un cameriere vestito bene. E quella casa adesso è un cantiere. e non ci resta che scoppiare a ridere a dirotto. e quando ci incontriamo fare finta di non vedersi e poi spararsi alle spalle,, ma con l'amore necessario a fare passare la pallottola da una parte all'altra senza sfiorare nessun organo vitale. continuiamo a camminare con i nostri giubbotti antiproiettili e in tutte e due le mani quegli arnesi elettrificati che servono per scacciare i cani,, per tenere a debita distanza i nuovi rapporti umani. “come una roccia che pende avremo le stesse pretese”. “come una roccia che pende avremo le stesse difese”.


lunedì 28 maggio 2007

i rave sull'enterprise

al bar mi parlano dei rave sull'enterprise. E io sono lì a cercare di decodificare i tuoi messaggi da Milanonord . Pieni di consonanti. “ma che begli occhi che hai. chissà come mi vedi bene”. Mi dici che lì sono euforici per queste specie di canzoni. io non posso crederci. Che ti ci rifugi facendoti luce coi fiammiferi,,in miniere piene di fughe di gas. Che uccidono i canarini appena arruolati. Poi sono a sudare ancora in sound-check di tre minuti e quarantatré secondi. Dopo sound-check di altri molto più importanti e più lenti e più calmi. e poi parli di guerre contro il grande freddo e contro il caldo. In questa mansarda c'è così caldo che ci si sveglia di soprassalto e per un attimo si pensa di essere in una tenda d'estate. (A mezzogiorno e in Calabria). E tu che corri su chilometri di scontrini ma non mi raggiungi. su troppe strade provinciali. Percorri maratone sulle tue recensioni e sulle incomprensibili abbreviazioni con cui mi scrivi di spaccare tutto. le tue calze a strisce bianche e nere. in realtà invidiamo le ciminiere perché hanno sempre da fumare. “ti abbraccio e ti dico che sei bravissimo ancora prima di salire sul palco”.
E poi il mio letto ti fa schifo. "chissà chi c'ha dormito e con chi c'hai scopato.

domenica 27 maggio 2007

"sentirti cantare giù per le scale"

mi sveglio con calma. pensando che sarebbe bello parlare al plurale. e dire che andiamo a vedere insieme cosa c'è in frigo. e poi mangiarci piano, tutto quello che sono riuscito a mettere nello zaino dal catering del concerto. Invece sono sostanzialmente solo e con poca fame. Era bello svegliarsi alle sette di mattina per andare a vomitare e poi tornare a letto. Era bello. Era bello. Tornare in macchina da Empoli ai sessanta all'ora perché la fiat uno sul falso piano non ce la faceva più. Ascoltare le conversazioni dei ragazzi morti. E lei che dice che non è più una bambina e che non è neanche più atomica. Come la notte che ci ha rimboccato le palpebre. Come andare a guardare il cielo malconcio di Chernobyl. esprimere desideri guardando satelliti giapponesi che stanno per scoppiare.



sabato 26 maggio 2007

"Le scorrerie sui tetti"

da parigi alle due di notte di un martedì mi dice che non volano mosche.
c'è la polizia ovunque e ieri hanno lacrimato tutti mano nella mano, magrebini e parigini.
che si sono perse le elezioni. che non ha ancora ascoltato le canzoni che ho appena finito di registrare. Ma dal poco che ha sentito gli piacevano di più quelle di prima e io ci resto abbastanza male. Le forze, dice, dell'ordine, dice, hanno le divise delle grandi occasioni e poi dice che si è procurato una batteria elettronica. Io sono fuori dal mondo, non ho la televisione. E non sono andato in nessun bar a leggere i giornali, neanche quelli locali. solo una rivista troppo costosa di musica con tre righe lusinghiere di recensione della mia robba. guardiamo i muratori che camminano sui tetti e facciamo ancora i nostri progetti imbarazzanti. i pianeti ci precipitano in cucina sui piatti da lavare e ci disfano i letti matrimoniali in cui dormiamo da soli. come i cani investiti. come i bambini mangiati dai democristiani. E Parigi probabilmente brucia. lontana anni luce da me e da questa casa col tetto di legno come quella del porcellino più mediocre. La cosa che hanno in comune le nostre case e le nostre giornate è che sono da ristrutturare. Andremo ad assaltare ancora i cieli e a farci sconfiggere volentieri.

venerdì 25 maggio 2007

insultare reciprocamente i parenti altrui

Mi piaceva questo fatto che finite di fumare le sigarette le spegneva per terra. E poi se le metteva in una tasca laterale dello zaino. che con la sua fottuta schiettezza mi faceva prendere contro alle altre persone mentre passeggiavamo. poi all'improvviso arrivavano le mestruazioni e ci coglievano alla sprovvista ma festeggiavamo sempre. Erano le nostre minuscole rivoluzioni. si scoppiavano petardi. si andavano a comprare gli assorbenti. oppure si bussava alle vicine per chiederglieli in prestito. Ma loro non li rivolevano mai indietro. e aulin e moment per attutire i morsi dei bambini che non faremo mai. Poi ci facevamo da mangiare. in realtà stavo a guardarla sporcare ogni volta tutte le pentole possibili. imbrattare tutte le superfici circostanti. con tempi biblici anche per un semplicissimo piatto di pasta. avevano sempre lo stesso identico sapore le cose che cucinava. Era incredibile, cambiavano gli ingredienti ma il sapore era sempre lo stesso. delicatissimo, per usare un eufemismo. Ma capivo che non potevo permettermi di dirle niente. per il resto potevamo scherzare su tutto. insultare reciprocamente i parenti altrui, tirarci i capelli, scopare all'aperto, ridere degli omicidi tra vicini, ecc ecc.

finché morte non ci sorrida

finchè morte non ci sorrida come scriveva in basso a sinistra andreapazienza. C'inciamperemo come le star. Nei peggiori bar. e negli autogrill a dormire. A contemplare le bolle di anidride carbonica della birra prendere l'ascensore. rubare i bicchieri senza farsi vedere dai camerieri. trasferirsi a Parigi e non avere mai più i soldi per tornare. poi mi ripetevi che gli sbagli sono stati nell'asfaltare i prati e non i preti. tanto poi tu parti. e io ho bevuto quaranta bicchieri di vino annacquato per essere più disinibito sul palco. e poi mi sono addormentato facendomi sciogliere una tachipirina sotto la lingua. che tutti dormivano. E nel film questo personaggio diceva di voler morire in modo rocambolesco. poi credo di aver perso i cosiddetti sensi. e di aver sudato tutte e sette le camicie che non ho mai avuto. e che non ho mai stirato.