lunedì 22 settembre 2008

exit (nel 1995 le macchine piangevano)

E gli ultimi soli dell'anno tramontano che sei in ufficio. Tramontano sotto le scrivanie della gente per cui lavori e per telefono ci riconosciamo subito. Quando si fanno firmare i cidì i poster le foto i fogli i figli le foglie non lo dici ma pensi che sono un impiegato anch'io. E il duomo di modena è bellissimo completamente coperto dalle impalcature. E per le nostre trasfusioni vuoi la vernice rossa perché è più coreografica. Non ci sentiamo da tre giorni, mi battezzi con i caffè americani, con i vini rossi. Con i piercing attaccati ovunque. E il bagno della tua nuova casa sta felicemente crollando su se stesso. E guardare per ore dalla tua finestra che da sulla strada è come quando guardavo dentro l'oblò della lavatrice di mia nonna che avevo tre quattro anni ma ci sono cose che mi ricordo benissimo. Se non fosse per questi stravolgimenti climatici cardiaci e personali sarei più normale. E ti porterei in un parco a piantare i semi delle fragole e passare a riprendercele quando sarà il momento. Quando siamo distanti quattro piastrelle del pavimento ma sembrano continenti e fusi orari. E ho la chitarra in macchina da tre giorni spero che ci sia ancora.

sabato 23 agosto 2008

chissenefrega

Dici che hanno bonificato tutti i campi nomadi, che adesso devono solo trovare dei sinonimi. È sempre bastato trovare dei sinonimi. O dei transatlantici o delle astronavi. E il cielo sulla georgia. I compromessi storici per non ferirci. Lavori e ti tirano le pietre non lavori e ti tirano le pietre. Le colonne sonore per disperderci. Gli apriscatole per i cuori e per le scarpe. Le pattuglie che rincorrono gli insetti notturni. Dove saremo relegati. Cosa avrai da regalarmi ancora. Da scongelare tutti i silenzi che ci circondano. E i misuratori di decibel dell'A.R.P.A. collegati alla polizia municipale. A sessanta milioni di euro che non abbiamo. E distrattamente rimetto a te tutti i miei cazzo di debiti. E le mie medaglie olimpiche. E tutte le frasi i giudizi i pareri i consigli le indiscrezioni i chiarimenti sulle canzoni che non me ne frega un cazzo. Che camminando da solo per parigi pensavo alle mie prospettive e ai venditori di libri e di cianfrusaglie sul lungosenna. E ho smesso subito di pensarci mi sono poi perso e ho preso una metropolitana a caso. Cos'è sta roba. Le citazioni che non ci metto le virgolette. parlare di tumori alle feste che i concerti dovrebbero essere delle feste di merda mi sa. E di auto sulla statale di ritornare a lavorare. Lavori e ti tirano le pietre non lavori e ti tirano le pietre. E i meteorologi ci dicono di stare in casa. Di metterci il preservativo, la cintura di sicurezza, le macchine catalizzate, le prove di cieca ubbidienza come dici tu. E poi addormentandosi con il condizionatore che sembrava di essere degli alpinisti dispersi, invece eravamo dietro un palco in un camerino, che nome stupido tra l'altro. E se ci telefoniamo non ci telefoniamo. E se non ci presentiamo ufficialmente è perché hai le mani occupate dai bicchieri di vino e dalle patatine fritte e poi per piacere ripetimi il tuo nome. Ripetimi quello che hai detto che c'è la musica alta che non sento. Che è tutta l'estate che non capisco praticamente un cazzo di quello che mi dicono. Che c'è sempre la musica, la musica la musica, degli aborti e degli accordi. Finché non siamo diventati tutti isole e tutti ignoranti. Non dal punto di vista delle nozioni, ma dell'entusiasmo per capire. era per capire se ti toglievi gli occhiali quando mi vedevi. Se naufragheremo veramente nelle nostre scelte esagerate. Se le stelle comete come te. Se è la luna o una lampadina appesa storta al soffitto che sputa fuori una luce che la camera sembra ancora più in disordine e noi con le facce verdi gialle bianche grigie e blu. anche d'estate. E spargimenti di soldati. la nostra repubblica democratica fondata sui telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. I telespettatori. E le manifestazioni in camera mia. I cortei nei corridoio della casa dei tuoi genitori. ma alla fine siamo rimasti da soli hai visto, le sere poi sono finite. resti lì a dormire sui letti, dei fiumi prosciugati. e di queste scelte esagerate e esasperate, bellissime.

mercoledì 30 luglio 2008

l'ostilità degli altri e i cani da guardia della società

il cielo sul porto aveva lo stesso colore di un televisore sintonizzato su un canale morto. sono bastati tre scatoloni di cartone neanche troppo grandi per abbandonare la nave arenata in viale romagna. non scende più la sera. e mi scrivevi che ti eri fermato a tirare pezzi di strada sulla strada. E io volevo tornare a casa. sarà il sole negli occhi sarà a dormire negli alberghi per sempre. i giganti che hanno le cartilagini delle ginocchia molto fragili. ci stanno costruendo addosso delle armature dolorosissime. e ti cotruisco una corona di filo spinato per non entrare nella tua testa. Abbiamo dimenticato in frigo le nostre mani amore. hanno fatto detonare gli arcobaleni perchè siamo diventati daltonici. e chiederemo alle fontane di decidersi da parte nostra. di fare qualcosa. La prima volta che abbiamo suonato assieme non me la ricordo più di tanto. mi aveva detto dei titoli di canzoni da provare che non mi piacevano più di tanto ma facevo finta di sì. mi aveva trascritto anche gli accordi, erano facilissime, me ne rendevo conto ma non le capivo. non avevo neanche capito che il basso si suonava una corda alla volta.

lunedì 21 luglio 2008

hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente

Hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente. Su una spiaggia africana sproporzionata alla bic nera che ti eri portata dietro. E i bambini che cuocevano dei pesci piccolissimi sulla riva, secondo le statistiche sulle prospettive di vita ora dovrebbero essere diventati fiumi oppure terre un po’ meno aride oppure oceani. Quando gli ecomostri calabresi non sono riusciti a spaventarci anzi erano accoglienti per i tossici e per la nostra sottospecie di amore. E si zittirono le chitarre in tutte le spiagge del Montenegro, arrivavano da Bari i traghetti a basso costo. e inciampavamo sulla sabbia finta per le tequila a un euro. Ci cadono in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l’estate di tre anni fa. Raccogliendo con il metaldetector i desideri, sulle spiagge dei lidi ferraresi. E le macchine degli ex-operai della fiat, in coda per andare in Liguria al mare, aprivano un buco nell’ozono. Su quella strada costruita apposta per loro. Quando negli anni sessanta si sono inventati le spiagge con dei decreti. e i tedeschi sul lago di Garda sono stati i primi a fare il bagno, quelli del posto ci andavano solo a pescare, a lavare i cani e i vestiti. C’erano camion in giro che trasportavano quintali di sabbia e li depositavano sulle paludi facendo finta di niente. Quintali di sabbia che ti entrerà nelle scarpe. Quando ci siamo annegati per riuscire a non vederci più. Quando anche le stelle sono state trasportate coi tir e appiccicate al cielo col timer per farle cadere con le granate di san Lorenzo. Precipitare sulle nostre due settimane lorde di vacanze. Quando strattonavamo il mare dove andavamo a farci male. Quando gli attori e i calciatori si compreranno tutte le isole del mediterraneo e del pacifico. Quando ti ho portata al mare d’inverno e sembrava di essere sulla luna ma mancava la bandiera americana. Buonanotte fiorellino e l’anello non resterà per molto sulla spiaggia, sarà stato venduto al negozio dell’oro usato. L’altamarea ci porterà via, credimi.


Quando pensavo di riuscire ad intravedere la Jugoslavia sull’altra riva, e invece non si vedeva, e invece non c’era già più. Tu che hai fissato i soli, camminato sulle conchiglie sui chiodi e sui preservativi usati. Arrivavano a riva delle bottigliette con dentro arrotolati dei fogli di carta che credevi fossero delle poesie ma erano delle multe e delle bollette da pagare. E sei diventata pallida. C’era un vento incredibile quella sera, ci siamo portati lo stereo a pile in spiaggia perché la scoperta del punk è ingestibile in una stanza. Ho chiuso ermeticamente il vento in un sacchetto di plastica e te l’ho regalato. e se gli alberghi appena costruiti coprono il tramonto tu non preoccuparti. Siamo rimasti incastrati nella malta delle nostre spiagge improvvisate sull’argine del Po, con la corrente forte e l’acqua limpida che a noi sembrava proprio pulitissima. E abbiamo fatto il bagno vestiti, ubriachi fradici a quindici anni, gridando a squarciagola canzoni che sapevamo a memoria solo noi due. Inni nazionali per pochissimi. E abbiamo vomitato in sincrono nel mare adriatico. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono neanche più di ritornare.


E durante i temporali stavamo in mezzo alla spiaggia, arrampicandoci l’uno sull’altro sperando che un fulmine illuminasse qualcuno di noi. Invece ci ha solo divisi. ci hanno divisi tutti. E le canzoni non servono a niente. i gabbiani s'inseguono e bevono dalle nuvole per non far piovere ma poi piove lo stesso. La spiaggia di Ostia, l’uccisione dei poeti e dei magistrati. Caro diario questo è il monumento in ricordo di Pier Paolo Pasolini e un pianoforte sotto, che toglie le parole. Fuori dalle discoteche ti cercano il fumo addosso. E passa qualcuno a raccogliere le siringhe sulla spiaggia con speciali attrezzature, sui tre metri di spiaggia libera in cui ci siamo trasferiti da tre anni. Distribuendo giudizi universali sui turisti sulle riviste coi pettegolezzi sui discorsi da bar sulla realtà. Sulle vite virtuali dei nostri coetanei. Il cortocircuito tra i turisti e i naufraghi sulla stessa spiaggia a Lampedusa. i cadaveri verso ovest, la respirazione artificiale dei finanzieri e i carabinieri e gli aiuti umanitari distribuiti con le mitragliatrici e i medicinali scaduti. E cazzo si è insabbiata la macchina, facciamo il bagno nudi per festeggiare una notte di sbattimenti. in una spiaggia stupenda. ma era proprietà privata. E la mafia e la mafia e la mafia. Le giornate che si accorciano. Milano marittima e i mutui per gli happy hour. E in India i bagni sacri nel fiume lasciano addosso l’odore di benzina. E non ho mai avuto il coraggio di suonarti niente, figurati. Lasciaci tornare ai nostri temporali, Genova ha i giorni tutti uguali.


I falò si spengono uno dopo l’altro dopo l’altro. Ci siamo nascosti per scopare male tra i fazzoletti di carta e le resine dei pini, e siamo tornati che gli altri erano già andati via. D’altronde era mattina inoltrata. C’era un pesce morto sulla riva e mi ha fatto ridere una cosa che hai detto inerente alla nostra colazione. Una riga nera lunga venti chilometri coincideva con la fine del nostro mare. del mare che avevamo a disposizione. Le colonne d’Ercole scomparse dalle cartine geografiche sono rimaste alte nelle nostre teste, per delimitare le nostre aspirazioni e arginare le nostre delusioni. La realizzazione del nostro potenziale vitale, come lo chiamava Mao sparando a vista nelle campagne cinesi alle donne che si tagliavano i capelli. Avevo perso le scarpe cinque o sei ore prima, eravamo brutti come nelle fototessere e il mare era troppo salato da affrontare e noi troppo graffiati. Poi cominciarono ad arrivare i bagnanti mattinieri del quindici agosto. E siamo scappati e non siamo tornati più.


(pubblicato sul numero di Rolling Stone di Luglio 2008)


sabato 21 giugno 2008

"siamo tutti interessati al futuro"

Chissà perché gli amanti adorano queste stanze spoglie, fredde come piedi e scelgono finestre con la nebbia fuori. Non ti ricordi neanche in che città siamo. non te lo ricordi. Cercheremo due camere separate, faremo provviste di affetto. per ballare e per pestarci tutto l'inverno. per farti fare degli straordinari straordinari. Chissà perché gli amanti quando cadono le foglie prima si sbattono poi passano però la notte con la luce accesa. non ho fatto in tempo a salutarti, a parlarti a rovinarti tutti i pensieri su di me. e nelle poche scuole pubbliche a riverniciare il futuro. stiamo senza fiato a fissarci. critiche da tutte le parti, pareri sulle canzoni, paragoni paragoni paragoni. la tua vita non è una carriera lavorativa. È venuto giorno fuori da questa stanza. Chissà perché dai polsi degli amanti si ottengono vendemmie sempre generose e molto più abbondanti del normale. Un nome che ti trema dentro. e se stai scomoda. se ci metteremo a tremare come la california. ad urlare alla finestra. e cosa mi esce dalle mani, quante persone hai partorito. Come è diventata la tua vita. quanto ti costo. come ti mantieni. chissà perché gli amanti hanno bisogno di un posto fisso per morire come gli indiani, gli elefanti ed altre razze strane. e con un colpo di reni ti allontani prima tu, per istinto di sopravvivenza o per andare a morire sulla riva. e altre lettere d'amore e di guerra scritte a computer e le frasi con il porto d'armi. chissà perché se guardi in fondo agli occhi degli amanti vedi, scritta in grande, evidenziata in rosso, la parola fine.


venerdì 13 giugno 2008

il mare. una cosa che bisognerà affrontare.

quando stanno morendo, i cavalli respirano. che hai fotografato la mia chitarra che adesso è morta rotta. è sorridevi dappertutto coi tuoi capelli corti. pensavo fossi riservata e per lavarti le mani andavi su un'altra galassia. e le stelle cadono negli occhi con rumore di vetri e delle petroliere che sprofondano nel mare. di vestiti sepolti in appartamenti abbandonati da noi. al primo e penultimo anno di università. quando stanno morendo, le erbe si seccano. la notte era blu metallizzata e ci correvamo dietro facendo finta di non vederci. e sotterrando tra colpi di tosse e conversazioni la nostalgia. il nostro reparto di artiglieria. il nostro reparto di cardiologia. e i nostri ricordi si mettevano a dormire su tutti i centimetri liberi di pavimento della casa dei miei genitori. e tu che sei nei cieli. che sei lo spartitraffico dei desideri. e che sei stata a milano per un colloquioo lunghissimo e che ti ha fatto schifo e il duomo è ancora coperto dalle impalcature. e hai presente gli incubi che diventano così ingestibili che ti svegli ridendo, e sul muro del pianto ci siamo ancora piegati dal ridere sommesso. come a scuola dietro i capelli. è che guardiamo troppo pochi film. quando stanno morendo, i soli si spengono. e poi si riconoscevano nei film porno. e le macchine corrono, e i fiumi in piena di ghiaia e di lattine. e la città che sembra un congelatore e costruiamo delle discariche per quegli articoli e per le domande del cazzo, e al telefono non ti riconosco neanche. quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.

lunedì 2 giugno 2008

"oltre il cielo dei giganteschi ruderi"

quando sono entrato nella tua vita, quando ne siamo usciti. quando si chiude la bici per poi tuffarsi dal grattacielo. quando i pneumatici scoppiano e letteralmente non sai più dove corri, dove corri. e nella casa con pochi mobili, tra le frasi che tanto tu non le leggi, e se hai bisogno di soldi non vuoi chiederli. tra il teatro, e i canali, e i caselli autostradali. per sparare dei forse da tutte le finestre. quando per paura di disturbare, non ci sei mai. e il nostro senno è in una bottiglia di moretti accatastata sulla luna, l'anello resterà per poco sulla spiaggia. quando a forza di ferirci siamo diventati consanguinei. e tu risparmi sul riscaldamento e sulle arance. e mi distraggo mentre mi parli delle tue giornate perchè non compaio più tra i titoli di coda. e mettevamo i capelli tagliati male sul davanzale perchè alle rondini potevano tornare utili come coprimaterasso. perchè le rondini si mangiavano le zanzare o viceversa. rassicurare le madri, che se ne fregano che se ne fregano. mi sa che troveremo una strada mi sa sara, come quando davanti al muro del pianto siamo caduti per terra dal ridere sommesso. come quando dentro piove. e alla stazione di mestre sembra sempre di essere in un film che devono ancora fare. con la dolcezza ora della madre meridionale ora del padre alcolizzato

domenica 25 maggio 2008

il nostro scambio d'organi ha imbrattato le pareti

dobbiamo ridipingerle. I nostri discorsi sono continenti. i nostri discorsi incontinenti. E aspettiamo gli aiuti umanitari su una spiaggia spostata di parecchi chilometri. Quando per razionalizzare ci siamo scardinati il torace. Quando col microscopio abbiamo guardato montmartre dalla scalinata dei nostri ricordi rincoglioniti. E le mitragliatrici ci svegliano alle dieci in hotel. per andarcene senza pagare perché sono nervoso. Descrivimi le tue mani e sfilati le scarpe per andare a dormire e sfilati i pensieri neri metalizzati. Sconsacriamo i corridoi della casa dei tuoi genitori. I fiori che ti regalerei gli eserciti di formiche che guiderei. urlava ma con calma che dopo il fascismo c’è stato il postfascismo non l’antifascismo. E altri minatori sottopagati lavorano diciotto ore nei nostri cuori.

domenica 18 maggio 2008

gioia

volevi fotocopiarmi quegli scritti anarchici che avevi letto. ci sentivamo come i soffitti delle chiese bombardate. e tu eri pronta per partire. per innamorarti nei e dei container. staremo cinque mesi senza notti a parlare di cose poco importanti. e la magrezza si vede dai polsi. tenetevi pure il vostro pianeta musicale autistico, le cortine di ferro attorno, e le vostre carriere. urlavi giù per le scale che non te ne frega un cazzo in generale. e finalmente i discografici si troveranno un lavoro e i giornalisti musicali nostalgici del ventennio musicale. ci prenderemo per mano ai quaranta all'ora sui dossi artificiali, a schivare le bottiglie d'acqua dalle finestre e la meglio gioventù che vola giù. perchè non c'è più acqua dolce. chiedimi quanto manca, chiedimi quanto manca ad arrivare da qualche parte. misurarsi a morsi e misurarsi i capelli coi righelli. e mangiarsi con gli sbadigli gli inetti commentatori virtuali. cambieremo ancora traiettoria, sbaglieremo ancora futuro. e faremo uscire da noi altre cose ingestibili. volare giù. cadere via. nelle mattinate ritrovarsi ancora nello squat. e da come andava sono contento che finisca male.

mercoledì 14 maggio 2008

ci tagliavamo

e nel parlatorio si mettevano le dita negli occhi per non vedersi. poi ci tagliavamo per prometterci qualcosa. adesso non mi ricordo. con i vetri delle vetrine. e poi le lacrime che fanno i fiumi. gli appartamenti diroccati e vomitare allegramente (ma non troppo) per le scale. e poi le tue lacrime che fanno tracimare i fiumi. ma lasciateci sciogliere in questa pioggia. con le stelle inchiodate ai soffitti. lasciati decifrare lasciami bruciare i giornali. schivare i gatti. i ricci. i cattolici. i gabbiani. i corridori. si arrampicavano sulle altalene arrugginite per farci le prediche. andremo a vedere l'avanzata dei deserti. andremo a bere e a struccarti con altre nuvole cariche di pioggia.

martedì 6 maggio 2008

prendimi in cura da te

chiediamoci cosa diventeremo, cosa saremmo diventati. coniughiamo ancora male i verbi. lasciamoci trasportare dalle macchine,, trascinare dai treni. con le calamite sul cuore, gli acquari che perdono ai bordi. non sono come tu mi vuoi, non sono come tu mi vuoi, non sono come tu mi vuoi. invadiamo la polonia a piedi. tutto così tranquilo la sera da spaccare il cuore. poi vado a suonare là, vado a suonare qua, sui divani sgualciti come le lacrime cadiamo negli angoli. lascio le mie parole in giro sui muri sugli scaffali nelle teste di cazzo tra i tuoi capelli tagliati a mano da te. ma poi, poi cosa faremo. chi fabbrica i piani b. i piani c. i piani d. vivremo atrocemente sotto gli occhi di tutti e nelle loro conversazioni. nell'ora in cui si alzano i pendolari e i guerriglieri. e i controllori inciampati nei gradini sui neri sui pensierosi. curami. curami.

martedì 15 aprile 2008

tu e i nostri piatti rotti

Poi si è risvegliata ed era dentro la pancia di sua madre che era fredda come una chiesa. E tutti i nostri occhi pieni di disordini, di chiavi duplicate di nascosto e poi perse. Cara catastrofe in quei corridoi bianchi interminabili. Cara catastrofe e i tuoi aerei dispersi. Tu e i nostri piatti rotti. I nostri inutili patti atlantici, notturni. Tra il bianco delle lenzuola e tutti gli altri continenti che volevamo andare a volare assieme. adesso tu sei forte, dici che sei di ferro e che ti si arrugginiscono le guance. E appena è ripartito è come se avessi sentito sulle gambe il caldo dell'aria che usciva dal tubo di scappamento. Anche nei prossimi anni circoleranno ancora veicoli a benzina. E poi mi ritrovo che cammino come non so chi tra le fabbriche lunghe come l'orizzonte. E non capisco quasi niente. e certe pagine di certi libri che è come se ti facessero dei piccoli tagli alle dita mentre le leggi. Non c'erano le lune e la tua intelligenza cresciuti tra i trifogli e le altre erbe inutili e dannose, è in un cantiere credo. Trifogli ci crescevano attorno solo trifogli. E la caserma di fronte, la caserma di fronte. Dicevi hai presente quegli animali che non si capisce mai se si stanno sbranando o se stanno facendo l'amore. Quando parlava dalla sua bocca uscivano chiodi, un'infinità di chiodi.

venerdì 11 aprile 2008

ti mitragliano ti mitragliano

ho scritto col catrame sulle strade di milano che mi mancherai. E per metterti allegria ho costruito una casa in camera nostra coi libri di pasolini. ti sei accorta che è sempre settembre. che adesso dobbiamo trovare qualche altra america. e le altalene sono sui fili spinati. e i tuoi dubbi. Le nostre fughe solitarie, come quei ciclisti che poi muoiono in discesa. sbattono la testa contro una cosa qualsiasi che prima non gli aveva mai fatto paura. piove dentro le cabine elettorali. I venditori di kerosene e la polvere sui capelli degli intellettuali. certe cicatrici e il tuo pallore lunare e le pallottole e le pallottole contro le nuvole contro i contribuenti. alla gloria si arriva storti.

domenica 30 marzo 2008

nei mercati dei fiori recisi

mi sono bagnato un dito con la saliva per capire da che parte tossiva il vento. ma non c'era vento. dai tombini ci guardano alcuni bambini. Ti ricordi quando volavamo sulle ortiche. Quando atterravamo sulle ortiche. E dai buchi nelle pareti ci dicevamo, da qui possiamo vedere che tempo fa. Da qui possiamo vedere le precipitazioni. Nel nostro appartamento arredato da qualcun altro, il nostro appartamento da abbandonare in autostrada. vorrei tornare a Mostar, che per rifare il centro non hanno rifatto la periferia. E poi ti cadono i capelli sulla faccia. E poi ti addormenti sugli aerei. Vorrei dei decreti per i nostri starnuti. abbracciarsi senza smancerie. Ti tratterò male e tu mi affogherai. ci penso io a illuderti, a comprarti le lampadine meno costose. per sprecare. Le nigeriane nei mercati dei fiori recisi. i primi ministri, i secondi ministri. Gli stipendi. i banchetti di forza nuova e fare finta di niente. andare a comprarsi dei casini. precipitano le tapparelle e sei in trincea. rompevi i termometri per costruirti dei gioielli d'argento. inquinami. inquinami, inquinami, inquinami, inquinami. sull'erba sintetica facciamoci crollare. ci cercano con gli elicotteri. e siamo nell'hotel con l'insegna più luminosa che c'è. delle nuvole cariche di pioggia che ci inseguono. per stuprare l'orizzonte, con miracoli economici, venerdì neri, e catrame sulle ali dei corvi del porto di amsterdam.

lunedì 17 dicembre 2007

io e te e i nostri scudi di plexiglas

o magari ti porto in tibet e ci facciamo sopprimere e sottomettere dal governo cinese.
Tra di noi potrebbe finire con una constatazione amichevole. con una constatazione del nostro niente. Sciolte nell'acido le nostre resistenze. e per favore stai attenta che non ti stuprino. Fraintendersi. Fraintendersi. Franintendersi. Fiammiferi. Erano rovinati. Rovinosamente realizzavo i miei sogni più incredibili. Siamo nei treni e nelle macchine che scappano dalle nostre ex-città. Che per rivederci siamo involontariamente diventati tra i maggiori azionisti di trenitalia. E alluvionati. Alluvionati. dalle solitudini, dal crollare delle mensole. dalle poche confidenze, dai posti dove non ti aspettavano. dove lavorerai. se mai lavorerai. E gli occhi sono delle specie di vetrine ma senza i manichini dietro. era ora di andarle a prendere in discoteca le nostre figlie spaccate. che smandibolano. ti auguro un patetico natale. E poi moriremo per folgorazione appesi ai cavi dell'alta tensione per distrazione. E abiteremo per qualche anno nel nylon. come la frutta ammaccata della standa. E le tua mani in frigorifero. e il nostro amore lancinante. credevi di piangere ma era che pioveva un po' per tutti. e mi scrivi che linciavate gli alberi a novembre perchè vi restituissero i palloni. mi scrivi delle cose allegre e struggenti. Ancora tra i pusher e i computer. a fare la fila per un po' di benzina. Le nostre giornate denuclearizzate. Non ti sento. Anche se sembra che ho il raffeddore quando canticchio piano. quando i microfoni sono ammaccati perchè sono precipitati. sono scivolati. conviviamo come gli animali. io e te e i nostri scudi di plexiglas. E le librerie sono cimiteri aperti in questi giorni per fare i regali. poi ti dico anche che non è detto che ho ragione anche se parlo convinto. respiriamo profondamente come i monaci buddhisti. per non farsi andare di traverso l'universo. Ti regalo le lune che non sono ancora piene, le lune brufolose viste con i canocchiali. Il ponte vecchio di firenze. Anche se firenze non ti piace più di tanto.

lunedì 10 dicembre 2007

"il somigliare agli altri non la salva"

andremo a raccogliere funghi allucinogeni nell'interland. Andremo nel tevere a lavarci la faccia. E a nuotare dove affogano le petroliere. quando ti accorgi che tra di noi è una battagli navale. Che perdo il conto dei tuoi capelli. e anche le corde della chitarra sono fili scoperti. e le angoscie delle registrazioni. e il rigetto per le canzoni. Sui cartelloni pubblicitari dipingeremo le sagome dei nostri genitori. ma non sappiamo più disegnare. E le stereo è da rottamare, ha dei problemi esistenziali. E hanno cimiteri nei cervelli. e nei passati recenti. E in tre in bicicletta doloranti e contenti. come le statue dei santi che accolgono a braccia aperte i piccioni e i loro bambini. e con le loro aureole ci giocheranno finalmente a frisbee. E con le interviste e chi fa le recensioni dei concerti ascoltandosi due pezzi. Morire per la mancanza di idee, ma di morte le e e e e nta. E se tiro le tende contorci la tua bocca con la vernice fresca perchè c'è troppo poca luce. e con le finestre aperte ai coinquilini viene voglia di buttarsi. Intrappolati negli ascensori per tutte le stagioni. Fino a quest'estate. i coiti interotti le lettere tristi che si sono decomposte. E quintali di foglie morte. Ti avrei portato a nuotare dove affondano le petroliere. Dove annegano le petroliere. Dove bevono birre tiepide i rumeni. E birre analcoliche i pakistani.e in macchina sull'argine stavamo volentieri scomodi a scopare.


domenica 2 dicembre 2007

"affanculo questa serietà questa lealtà tutta quest'impresa"

e il sabato all'iper a far la spesa.” quando mi ero coraggiosamente messo una camicia azzurra e in stazione mi scambiavano per un ferroviere. Che adesso mi compro dei vestiti al supermercato, a sei euro e novanta due magliette, a otto euro e novanta due polo. Non mi rompo più i pantaloni sulle ginocchia. Non li riaggiusto più con le spille da balia. E quando mi trovo a mezzogiorno a letto a trascrivere i tuoi silenzi. Con queste case piene di gente. Queste case condivise come se fossimo in unione sovietica. E i tuoi pensieri sono spesso dello stesso materiale del cielo di milano. E prendo un treno in fretta per questioni condiminiali e sentimentali. Le griglie elettriche per friggere le zanzare sono cadute in disuso. E la gioia è una fermata della metropolitana. neanche troppo richiesta. Le giornate trascorrono. nelle nostre celle frogorifere. Per neutralizzare Gaber nei teatri pieni di applausi. E dietro i palchi, davanti i palchi e sopra i palchi. nei camerini c'è sempre pieno di specchi enormi che siamo gente che ama vedersi riprodotta su pareti disoneste. Che si cuce la sua ombra all'orlo delle braghe. E sbrigati. dai sbrigati. Ai meeting delle etichette indiperdenti e al mercato del bestiame. E gli scatoloni senza fondo per i demo agli stand. E la raccolta differenziate per i demo appena fuori. Adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere.


giovedì 22 novembre 2007

i discotecari cosa pensano dei lunedì

troveremo un monolocale. troveremo un modo per vivere con 260 euro al mese. andremo a roma a salvare le balene. E a derubare i parlamentari. cammineremo con gli scudi di plexiglas. guardami guardami pure tanto ho la maschera antigas. soppravviveremo a genova. per morire in un cantiere ad imperia. e tra i proiettili vaganti agli autogrill. Mettiamo delle fondamenta ai nostri aerei. Fogli di via portatemi via. portatemi in romania anche a me. non c'era la luna. Ma dormivo all'aperto in montenegro. sotto le stelle come le granate. che cambiavano i connotati a mostar nel novantatrè. Le canzoni ce le avevo in testa ero incinta in un altro senso. intorno il pubblico gli angeli. i nostri omonimi. Le uno bianche che scoppiavano. Gli artificeri che si sono sbagliati hanno disinnescato noi. il cuore che è un alveare. Con l'amplificatore, la chitarra e una valigetta con i distorsori ci siamo incrociati in stazione che tornavo dalla rivoluzione. Il letto dell'ikea da quarantanove euro, dove non arriverà l'inverno. voglio solo quello che con le mie braccia poco allenate riesco a trasportare. tipo il tuo corpo per qualche metro. E bruciare i letti in cui hai scopato. E raccontare delle barzellette pornografiche ai palazzi tristi e pensierosi. dirgli che siamo architetti ingegnieri geometri e muratori delle nostre decisioni. tra altre orchestre di clacson. tirocinanti, stagisti e precari e scrittori di brutti racconti.

mercoledì 7 novembre 2007

preghiera a un dio incompetente

parlavamo delle nostre interiorità come se fossero delle metropoli.Quando dopo gli scontri ogni sigaretta sapeva di lacrimogeno. E tafferugli contro le nostre solitudini. o tu o io. E ascoltiamo le paranoie con lo stetoscopio. Le lasciamo blaterare in un auditorium. Ci sono crollati dentro degli edifici. poi mi hai scritto Spero che le tue canzoni ti portino lontano. ti portino nell'interland. Avremo per sempre la terza media. e staremo a guardare i gabbiani che si mangiano i pesci nelle fontane. Che fanno i nidi nelle macchine e nelle cabine telefoniche. La parola ventre, la parola polveriera. Le cariche della polizia sono metafore sono foglietti illustrativi degli psicofarmaci. a casa sua c'è una guerra civile. è un campo di battaglia disertato dalla nato. Gli ultimi oggetti che ho lasciato nell'appartamento perché non ho avuto il coraggio di lasciarlo vuoto. Che siamo anche divisi in quartieri. e lacerati dagli abbandoni. da piccoli eravamo canarini nelle miniere di carbone nelle scuole elementari. Il resto è stato bruciato, nelle tabaccherie chiuse per sempre. Nei fogli di via distribuiti dai carabinieri. Che io ti voglio bene a fondo perduto. gli inutili attentati agli organi cardiaci. Le ombre cinesi che hanno lasciato sugli schermi le tue parole, le parole che sono residui bellici. Gas nervino negli abitacoli delle automobili. che da piccola parlavi col mare per farlo agitare. e mi viene l'alta marea negli sguardi. starai dentro di me in ergastolo. Che avevamo l'inesperienza necessaria. Eravamo fiori insperati. ci siamo molto probabilmente rovinati e migliorati. Nelle città adatte alle nostre scenate. queste città in raccoglimento. queste città in silenzio stampa. con la campagna circostante con i vecchi che non muoiono mai e i diciottenni che si estinguono. E si riposano gli occhi sugli airbag in attesa dei soccorsi. Arriveranno i nostri. con gli avvoltoi che ci sorvolavano tra i pusher e i computer. E le cicogne che volevano abortire. E tu che parli da sola. Tu che parti. per la tua sesta guerra mondiale.

lunedì 29 ottobre 2007

per sbaglio hai lavato il cielo con la candeggina

Hai chiamato i numeri verdi per sentirti meno sola. Sara stride. per vendere a loro il nostro oro usato. E i laghi nei polmoni si sono asciugati da soli. In tram e in autobus si siedono tutti nei posti riservati ai mutilati del lavoro. mi sembra significativo. mi lascio andare e mi lascio colare sulle sedie. Chissà se finiremo a consumare i clacson. E senza la laurea adesso che viene buio presto. E quanto costano le cose che ci diciamo. Quanto le nostre camere separate. Quanto le tue paranoie che ti alitano i bambini sugli occhi e ci vedi male. i ratti deragliano. Le altalene sabotate. L'umidità di questo garage a milano nord ci faccia diventare le ossa come biscotti. Addobberemo il cielo al neon, lo spegneremo poi. senza le finestre ci faremo slacciare i reggiseni dagli elicotteri. O dai ragni che deliberatamente abitano nel braccio della morte. I telegiornali non fanno più parte delle nostre vite disinformate. diamo spazio ai nostri problemi rendiamoli insormontabili diamogli da mangiare degli spaghetti col tonno di quelli pronti in cinque minuti. Poi guardiamoli col telescopio mentre dormiamo sulla luna che era solo la tua schiena. se non vuoi sentirmi io cerco di assordarti ma con discrezione come ci hanno insegnato. Quando vedevi l'oceano aprendo l'armadio e io non mi ci tuffavo. quando stavamo perdendo i capelli e ci mettevamo seduti su delle panchine per dare ai gatti più brutti i nostri panini. E accarezzarli con i gomiti perché erano indubbiamente prossimi al decollo. E poi smantellavamo le panchine. E a trieste non c'era niente per tenersi stretti contro vento. Ero solo stancomorto e non mi ricordavo dove avevo parcheggiato la macchina. e le cose che ci siamo detti che sono sopravvissute agli ultimi raid aerei. delle nostre bocche. vattene calpesterò tutto quello che ami come se calpestandolo potessi farci del vino. Quando per sfogarti quando per amore. Mi hai comprato una spilla per farmi una trachetomia. quando ci nuotavano controcorrente delle trote negli sguardi per andare a riprodursi. siete delle veggenti delle rondini morte a metà strada con i vermi in bocca come fossero margherite. Dei migranti con il dizionario in mano per spiegarsi. per chiedermi in che via abitano.


lunedì 22 ottobre 2007

e i cieli coperti dai copertoni

E mentre mi spiegava la strada guardavo solo il riquadro 9/P. il mattatoio del bestiame accanto al mercato dei fiori. Mi è sempre dispiaciuto per il fumo passivo dei miei monologhi che ti faceva puzzare i capelli e i vestiti. e domanimattina ancora il latte materno della maglietta con cui hai dormito. La guerra di piero (ciampi). Andare camminare lavorare. Ci costruiremo un appartamento senza fondamenta che crollerà ogni volta che litigheremo. in stage da tre mesi. In strage. Ricostruiremo tutto. come fossimo negli anni cinquanta. E avessimo delle braccia decenti. Ti tolgo i vestiti e intanto corro su per le scale. puoi accendere pure la luce per rivestirti più in fretta. puoi amarmi come una madre. come vuoi tu. puoi ammalarti di me. Come dei genitori e dei luoghi che abbiamo lasciato. Come le città che ci telefonano di sera. Come ci siamo persi un concerto perché eravamo troppo impegnati a stupirci e insultarci. Come le mie canzoni, massacrate. Poi provano a venderci delle rose a brera. che davvero vorrei circumnavigare i tuoi occhi. sugli autobus sfiniti. che dormono in piedi come i cavalli di ferretti. tu non stare in pensiero è solo un finto cuore. E alle cene alle cinque di mattina ci siamo autoinvitati tutti e due. che vogliono l'esclusiva su di me. quando ridevi, quanto ridevi. sei suscettibile e andiamo a vedere l'autunno e le nuvole morte che crollano per terra nei parchi e noi ci camminiamo sopra. In abiti di pvc. un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi degli strumenti musicali e delle macchine da guerra. mi è toccato in treno il racconto più lacrimogeno delLa grande fame di john fante. E aspetto le gallerie per specchiarmi. per fare evaporare i pianti gli alberghi. le coinquiline che hanno il ciclo contemporaneamente. Diceva di non fidasi più di niente che sanguina sei giorni al mese e non muore. Poi mi pregano di comprarti una rosa in ticinese. I naufragi negli sguardi assonnati. I dormitori per i profughi. possibilmente in fondo al mare. Che nell'immaginario gli tagliano le mani che nella realtà fanno la manomorta in tram. Le tue bolle di saliva in vendita. ci rinnoveranno contratti i contratti. E gli sfondi standard del desktop in cui andare ad abitare. Poi dai domanimattina ci risentiamo mi racconti gli incubi che hai fatto. Poi dai, i nostri genitori quando ci mancano li andremo a trovare. io ti darò un gesto di stelle di plastica e la mia povertà la mia povertà e niente di niente di niente ci toccherà. Male che vada ci pioverà nelle all star.

martedì 9 ottobre 2007

anidride solforosa

E per farti contenta ti sei concessa delle marlbororosse. i detriti del settantasette. i fuochi supplementari. ieri sera eri contenta da sola ti sei presa le fortuna. purtroppo era ed è tuttora ottobre. non si sentono gli slogan. gli slogan sono chiusi negli stadi. Le macchine sbuffano fuori dalla finestra. Le passeggiate dei cani. gli ultimi discorsi incendiari. che prima o poi prima o poi le armi le useremo pure noi. I pitbul scappati dalle scuole medie. i nostri anni migliori sperando in questo domani. C'era qualcosa di più triste in agguato del morire democristiani. Eravamo brutti come nelle fototessere. Ti ricordi le nostre felpe ereditate. La disperanza nelle canzoni registrate male. E ci saranno altri muri di altre nostre berlino. altri souvenir. I tuoi occhi all'ufficio oggetti smarriti. quando marghera verrà prosciugata. Lei coi capelli corti. il sole che tramonta in ufficio. ogni donna dovrebbe violentarvi. tutti i tuoi impegni. Le fucilate delle sveglie. i tuoi bambini prodigio. E chissà se ci facevano davvero i nidi coi miei capelli tagliati. che li lasciavamo sul davanzale della finestra del nostro bagno. E la psichiatria democratica ha la camicia di forza e la cravatta. tutti insieme a rovinare questo mare nero mare nero mare ne. e stai stanca. osaremo perdere. E a tokyo perlomeno non arriveremo in ritardo. stai stanca. fuori dai finestrini. Le nature morte le macchine fracassate. Le braccia e le portiere e le lamiere abbracciarsi. e ti giri per dirmi guarda come siamo friabili. dai guarda quanto siamo friabili. che intanto giovanni paolo non c'è più. è morta lady d. qualcuno ha ancora l'aids e a chi se lo merita invece non succede mai niente. Niente.

mercoledì 3 ottobre 2007

andremo ad abortire tra le mimose

gli autovelox ci chiedono di sorridere. dice che non è uno strazio anche se i palchi sono troppo alti. sono edifici antisismici in una bufera. O se ti ricordi di me perché ti fa male la bocca. trascriviamo sullo schermo del computer il nostro essere frastornati. Le ragazze che seguivamo. gli ombrelli sfasciati che attiravano la nostra attenzione. un detergente intimo per dimenticarmi di tutto. Che anche se sei una donna bionica ti si arrugginiscono le guance. chissà se amarsi come gli animali serve a lasciarsi le impronte. come i rosari appesi agli specchietti retrovisori. in poche parole volgari. mi capita raramente di pensarti. Chi sarà di noi la memoria dei viaggi in macchina ascoltando capossela. sarai un monumento nelle mie viscere. darò il tuo nome a migliaia di piazze e a milioni di vie. La materia grigia nelle betoniere. registrare col sismografo il rumore di frizione che sfrega o i nostri cuori che tossiscono. come per attirare l'attenzione. La melodia che hai composto andando via. Sorvoleremo ancora i falchi nella periferia di siena. Che poi è fatta di prati. non andremo ad abitare a berlino. però forse nuoteremo a rana nei canali di scolo di venezia. e poi ci faremo ricoverare nella stessa stanza. Come quegli animali che non si capisce mai se si stanno massacrando o se stanno facendo l'amore. faremo le foto e come sfondo avremo le cascate dalle grondaie. come mi dicevi tu.

mercoledì 26 settembre 2007

il cielo è carico di elettricità. pioverà.

E guarda solo film di guerra. bye bye blue sky / bye bye blue sky. Le farfalle che farfugliano quando spegni la sveglia. i pettirossi nel petto. Sono emozionato come nanni moretti in aprile. prima di diventare padre. sbarco nella tua vita come una nave fatiscente gremita di immigrati clandestini a Lampedusa tra i turisti. io voglio che prendi le mie bandiere e le bruci. E l'abbandono sarà solo il titolo di un libro di tondelli. L'aperitivo con lo spray al peperoncino. Chissà se sono solo un bisogno fisiologico gli abbracci. è tornato un sole strano che fa resuscitare le zanzare. E ricominciare le allergie. in una città, tra lo stomaco e la trachea. i radicali liberi. Sulle riviste femminili. Prenditi pure tutte le licenze poetiche che vuoi quando mi parli. le prigioni gli orologi i calendari. La tua apparente spensieratezza la mia calma apparente. i fiumi sotterranei. le metropolitane che ci attraversano. La morte apparente di syd barrett. Consacrate le fogne. davvero brucia pure le mie bandiere. falle diventare grigiofumo come quelle della pace appese fuori dalle finestre su corso buenos aires. vorrei non vorrei. La polvere che si deposita su di noi. ma se vuoi. E poi ti dicono che le domeniche piove sempre. Ladri di biciclette di trentaseiesima mano. il mare è stato agitato dagli aliscafi. dai tuffi carpiati degli scafisti. Verrei volentieri a sfasciarmi a rotterdam. Magari a novembre. quando nessuno è in ferie. e i camion si superano di un centimetro al minuto. mi dicevi Non sarà troppo tardi. mi dicevi Per portarti nella direzione opposta che ti aspettavi. poi si mette a piovere ed è una cerimonia per la fine di una storia.

lunedì 10 settembre 2007

sparpagliare le lacrime nei corridoi degli aeroporti e della stazione termini

un pomeriggio con te. che non c'è. sempre circondati di assenze. di persone che prendono degli aerei a basso costo per andarsene. in fila al bancomat. come se avessi un pozzo di petrolio da qualche parte. che mi metti delle tristezze telefilmiche. mi struggi. E cosa pensava de andré mentre concimava la terra. E piero ciampi mentre pisciava nei bagni dei bar di roma. in preda all'allegria e alla pensieratezza. amori in miseria. o solo ipoglicemia collettiva. in perfetta solitudine nel millenovecentonovanta. che mi fai banalmente passare la fame. che andiamo a vedere un'alba meravigliosa da un terrazzo piene zeppo di cose da asciugare. e settembre che fa diventare piccole le ombre. e gli estintori sulle paranoie. Tu e i tuoi treni. e tutti gli occhi strabici dei treni. Che partono piano per farmi memorizzare un altro tuo profilo. ti mormoro qualcosa. dormiremo sulla schiuma del cappuccino. nel conto corrente della chiesa cattolica. mentre fumi alla finestra per non ostruire le mie coronarie. ti suono una cosa che mi accorgo che suona male. Il tempo impreciso di una sigaretta. con fretta e con calma. come si lascia una persona addormentata. e i miei capelli metereopatici che tutti mi chiedono se me li sono tagliati. invece l'estate sta facendo finta di niente. e i miei pantaloni rossi che improvvisamente si sono rotti anche quelli. e vorrei essere nei pezzi a random del tuo i-pod. aggiornando una vecchia e stupida poesia di benni. e i migranti che camminano sotto i grattacieli. e schivare la meglio gioventù che vola giù. E se gli angeli sopra berlino ascoltassero i miei pensieramenti quando cammino da solo. attraversando tutti i tipi di asfalto e gli stati umorali concessi ai miei cromosomi europei. che vado avanti a frasi ripetitive. e a cose vaghe che dovrei fare. collezioni di medicinali scaduti. poi parliamo un po' ai cani. Ai gatti che fanno la guardia alle lampadine dei bagni pubblici. ai peli pubici e alle foglie borderline che non ce la fanno più. stammi a duecentotrentasei chilometri di distanza e corrimi addosso. a tre ore di macchina o trenta euro di treno. l'autopsia ai numeri di telefono e alla mia scortesia. Ti permetto di ferirmi di disinfettarmi con un'averna in un bar orrendo alle sei di pomeriggio. scriversi sulla fronte torno subito. E poi non tornare mai.

sabato 8 settembre 2007

"e notte dopo notte si purgatorizzavano il torso"

dire qualcosa mentre si è rapiti dall'uragano, ecco l'unico fatto che possa consolarmi di non essere io l'uragano”. catturare le farfalle interurbane. andare a fare la doccia. con un tostapane sottobraccio. Che il farmacista mi ha consigliato a tre euro e novanta delle caramelle per la gola con succo di ribes e glicerina dicendomi che le usa anche pavarotti. mi è venuto da ridere. nonostante io non abbia la televisione. cosa ne sarà delle nostre gastriti. dei vopos in corso como. di quelli che fanno bungee-jumping dalle gru. Arrestare le canzoni in sale operatorie. e a malta diventerai lesbica. poi mi scrivi in fondo. in alto i cuori. come paolo nori. vorrei mettere degli asterischi ai margini delle nostre conversazioni. nudi come i soffiti. con le costole fragili come i balconi meridionali ai telegiornali. “qual buon vento ti spettina”. quanti affitti arretrati puoi accumulare ancora. quando non ti abbiamo accontentato e ti abbiamo fatto vedere i mulini a vento soltanto dai finestrini della macchina ai centotrenta. Lasciarti i segni. Disperdere i manifestanti. dagli schermi televisivi. dai nostri organi interni. da tutte le trasmissioni. E dal terzo piano a rotterdam mi scrivi che il cielo ti entra tutto in casa. “ho visto le migliori menti della mia generazione”. andare a lavorare in agenzie pubblicitarie. portatori sani di disperazione. di carezze chirurgiche. il contrario di un urlo. Con dei tizi giù in strada che cercano di chiarirsi. altri tizi che si fanno i cazzi miei. E percorrere tutta l'autostrada a piedi in bilico sul guardrail. Per aggredire le zanzare tigre. o per addomesticarle come le cefalee. "dove spaccherai i cieli".

domenica 2 settembre 2007

"via del sopracciglio destro con rispetto parlando e altre parti altre parti di me"

niente luna questa sera / niente gatti sopra i tetti / i miei sogni sono tutti rotolati sotto al letto / nel buio con la lingua conto i denti che mi restano / domani che farò ragazza mia dei tuoi pensieri magri” e la prima volta che ho acceso una candela per accompagnarti nel mio bagno senza impianto elettrico. Che mi vergognavo per l'enel e stare a pensare agli inquilini precedenti. che siamo fedeli come se fossimo dei pappagalli ma quelli nei negozi. perdere la pazienza e farla suonare con il cellulare per ritrovarla. Delle agenzie di copyrighting per riuscire a venderti il mio carattere. Leggerti chilometri di righe confusionarie d'amore. che non mi scrivi. più. cucinare male. devolvere i coni dei gelati ai piccioni. portarsi al guinzaglio per i reciproci apparati digerenti. e i merli accidentalmente stritolati nelle trappole per i ratti. Che sono talmente abituato a lavorare nei ristoranti e nei bar che anche quando vado a bere o mangiare da qualche parte, e qualcuno dice a voce alta SCUSA per attirare l'attenzione del cameriere, io mi giro sempre apprensivo come se ce l'avessero con me. “contarle i capelli con le mani sudate”. Mi abitano nel petto dei campi nomadi. E a te che sembra di perderti tutto. “sul campanile nevica / d'accordo ma purtroppo / ho solo una camicia e francamente non mi basta / e faccio di mestiere il venditore di risate / al circo che si tiene il lunedì / ragazza mia ci andresti mai” La fauna feroce dei miei pensieri che non sei riuscita a decifrare. Le fototessere delle nostre brutte giornate. delle nostre camere separate. delle nostre scuole disoccupate. I lupi ustionati negli incendi estivi. Le strategie dell'apnea. Quando erano ancora spensierati i corsi d'acqua. E guarda gli sciami assetati di elicotteri della forestale. Ma adesso guardami. “con occhiaia profonde e un principio d'intossicazione”. Per risarcirti i giorni. per ricucirti i polsi. per riaggiustarti le dita. per pagare le multe dei miei divieti di fermata e di sosta nella tua testa. che è un anno meraviglioso nel senso che mi meraviglia di continuo non che sia esteticamente impeccabile. solo sono geloso del tuo ufficio e ti cancello di nascosto il numero del suo telefono fisso. mi sento trascurato dal sindacato. da te e dal welfare state. vorrei comprarti tutte le ore a sei euro e farti svegliare presto per venirmi a trovare. assumerti a tempo praticamente indeterminato. aggrappati agli aerei dirottati. I nostri migliori anni telecomandati. con le mie mani davanti quando sbadigli. “e intanto conto i denti / però il conto non mi torna / ce n'è uno che mi manca / e forse tu mi puoi aiutare / per caso non l'hai mica / ritrovato a casa tua / ero così distratto / quando ti ho morso il c++_e”.

mercoledì 29 agosto 2007

"meglio giornate inerti o dei capelli verdi"

stacca la suoneria. Sentiamo meglio il rubinetto che si dispera tutta la notte. o che è solo incontinente. in discoteche fuori città. ho smesso di vomitare allegramente due minuti prima di salire sul palco. nella scheda tecnica devo ricordarmi di aggiungere un secchio. Mi manchi che mi mancano praticamente tutti i pavimenti. Dei pezzi di vetro nella biancheria intima. Che mi telefoni mentre aspetti il tram a milano e si fermano tutti per darti un passaggio. i posti di svergognati (che mortidifame sarebbe un complimento,, essendo i mortidifame una categoria che ha abbellito e migliorato il pianeta), comunque sti posti dove vai a suonare praticamente gratis e ti mettono in mano un buono per due consumazioni e un pasto composto o da un primo o da un secondo. E se vuoi bere di più paghi e se hai ancora fame paghi. Mai che questi incendi estivi colpissero i luoghi giusti. il tuo scetticismo nei confronti della mia "giovane età" (tanto per fare una citazione) è lo stesso scetticismo tipicamente italico che paga stipendi milionari ai parlamentari ottuagenari e ai vari senatori ultrasettantenni (che tu e quelli della tua età si meritano),,non so quanti anni hai,,ma a me questi discorsi mi fanno girare i coglioni,, Evviva i giovani scrittori di cinquant'anni che vincono le vostre perplessità,, poi credo anche che quando non si chiede un giudizio su cose in un certo senso delicate come le scritture, credo che per rispetto non lo si dovrebbe dare,, che a me potrebbe non interessare quello che pensi sulle delle mie minchjate con "troppe citazioni, troppi miti" o del mio cosidetto stile "troppo colmo di citazioni" se volevo una recensione te la chiedevo e se volevo che me le correggessi te lo chiedevo,, che sarà sicuramente per la mia deprecabile "giovane età" ma a me le professoresse mi stanno sul cazzo. comunque trovo banale e previsto il modo in cui utilizzi la punteggiatura. Che un esercito di quindicenni incocainati vi faccia lo scalpo mentre siete seduti sulle vostre sedie comode a giudicare dalla finestra la gente che vi passa sotto casa. E tu che entri col piccone e col casco da minatore nel mio c++_e. E sempre della gente che mi suona attorno sempre in mezzo a dei concerti stupendi. alle colonne sonore della cronaca nera. che descrive la fine delle nostre amicizie e le speculazioni edilizie. quando ti do il peggiodime. comincerò un lenterrimo lavoro per fare diventare link tutte le miliardate di citazioni che ho messo fino ad adesso.

mercoledì 22 agosto 2007

ad orologeria

e i rapporti umani con i capelli biondi metterli in frigo e metterli sul fuoco. Nel congelatore e farli sciogliere sotto la lingua. mettersi l'antigelo nel serbatoio dei brutti ricordi. dimenticarmidime. rispettare le distanze di sicurezza. e scoparti alla finestra. darti la buonanotte alle sette di mattina. e decapitare i segnali stradali con i paraurti. un nubifragio tra le tue ciglia e il guard-rail. E sgozzare tutti i platani. io e te su un carroattrezzi. per portarci appresso quintali di carcasse di macchine incendiate e ammaccate. Le geografie interiori. La route 66 che va dalla trachea al nostro intestino al nostro destino.


martedì 21 agosto 2007

"e il boia invecchia insieme a noi"

pisciare sulle targhe delle macchine. Tagliarsi con le corde delle chitarre. Essere allo sbaraglio. “voi non potete sapere quanto dura sia la lotta – bisogna rivoltarsi la pelle... perché se lotta deve essere che lotta sia per sempre!”. Che sia sgomitare. Tra il mio avambraccio destro e il mio avambraccio sinistro. Tra il personale e l'intimo. Tra le marmitte dei nostri cieli bassi. e le nuvole ipocaloriche che disegnavi tu. Perseguitati dai primi giorni di scuola. Questi sessantenn